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progetto definitivo di
consolidamento delle strutture
di Casa Bossi
relazione
1. PREMESSA
2. LA
CONOSCENZA GEOMETRICA
2.1 Il rilievo
topografico
2.2 Il rilievo
diretto
2.3 Il rilievo
delle facciate: la fotogrammetria piana
2.4 Il rilievo delle
strutture voltate: la modellazione solida
3. LA
CONOSCENZA DELLE STRUTTURE
3.1 Il sistema
costruttivo
3.2 Le
strutture di fondazione
3.3 Le
strutture di elevazione
3.3.1 Le
strutture di elevazione principali
3.3.2 Le
strutture di elevazione secondarie
3.4 Le
strutture orizzontali
3.4.1 Le
strutture voltate in muratura
3.4.2 I solai lignei
3.4.3 Altre tipologie
3.5 Le
strutture inclinate
3.5.1 Le scale
3.5.2 Le
strutture dei lucernai
3.6 Le
pavimentazioni
5. LE PROVE DIAGNOSTICHE E L’INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI
6. LE VERIFICHE DEGLI ELEMENTI E LA VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO STRUTTURALE DELLA FABBRICA
7. GLI
INTERVENTI PROGETTUALI
7.1 Interventi
nelle strutture di fondazione
7.2 Interventi nelle
murature di elevazione
7.3 Interventi sulle
volte
7.4 Interventi sui
solai in legno
7.5 Consolidamento
delle scale e dei lucernai
8. MODALITA’ E CRONOPROGRAMMA DELLE FASI ATTUATIVE
1. PREMESSA
Riteniamo utile, prima di illustrare il seguente progetto di
consolidamento dell’edificio denominato "Casa Bossi" a Novara,
ricordare l’ambito culturale nel quale si riconosce il raggruppamento di
professionisti estensori del progetto e ciò non per un mero preambolo
"conveniente", ma per meglio illustrare la filosofia del progetto e le
specifiche scelte degli interventi.
Il gruppo di progettazione considera che l'impostazione conservativa è quella
più corretta per la trasmissibilità del bene architettonico in quanto ha come
obiettivo generale quello di mantenere nei limiti del possibile i dati materiali
e gli elementi costruttivi che caratterizzano una fabbrica indipendentemente dai
loro caratteri stilistici, storici o di formalizzazione figurativa.
I professionisti non si riconoscono in un concetto di restauro inteso come
ripristino meccanico di forme e materiali ormai perduti o nel restauro come
riproduzione di "nuovi autentici" o di "copie perfette", e
quindi il progetto si pone come obiettivo principale quello di tentare, nei
limiti della fattibilità tecnica, di mantenere autentica Casa Bossi.
In ambito strutturale ciò si traduce nel progettare tutti gli interventi
tecnici necessari ad eliminare il dissesto strutturale adottando una metodologia
che individui soluzioni compatibili e conformi alle caratteristiche costruttive
della fabbrica e che sia concepita con lo scopo di aiutare (senza sostituirlo)
lo scheletro portante esistente a reggere i carichi richiesti dalla normativa.
In ragione di questi presupposti era essenziale partire con uno studio analitico
preliminare nel quale poter cogliere i diversi livelli di complessità della
fabbrica al fine di comprenderne la "natura".
E’ stata pertanto avviata una indagine per la conoscenza dei dati geometrici,
materici e di tecnologia costruttiva che di seguito verranno illustrati.
2.
LA CONOSCENZA GEOMETRICA
La prima fase analitica di conoscenza di un edificio è il rilievo e
cioè la definizione delle caratteristiche metriche e geometriche.
Rilevare un edificio è un’operazione assai complessa che può risultare
dispersiva se non se ne definiscono gli obiettivi. Nel nostro caso il rilievo si
è proposto di ottenete uno strumento per ragionare in termini di struttura,
presa nella sua globalità; dunque di avere a disposizione piante a varie quote
dell’edificio e sezioni caratteristiche finalizzate alla formulazione d’insieme
per la valutazione delle condizioni statiche. Più in particolare l’obiettivo
del rilievo è stato di verificare le corrispondenze tra i vari piani, le
anomalie strutturali, le pareti in falso, gli allineamenti rispettati e tutte
quelle caratteristiche della strutture che osservate singolarmente, senza
visione globale, di singoli locali non risulterebbero significative.
Non è stato invece oggetto del rilievo la definizione di quegli elementi
architettonici ininfluenti per la comprensione della globalità strutturale e
che comunque necessitavano scale di lettura e di rappresentazione più
dettagliate. Ciò comunque non deve essere considerato un limite, ma una scelta
di coerenza critica con gli scopi sopra definiti in quanto "Un
rilevatore che si accinga a misurare un’opera architettonica, non può,
evidentemente rilevare gli infiniti punti che la costituiscono, ma deve operare
delle scelte e discretizzare il continuo della materia riducendolo in un numero
limitato di punti".( M. Docci, D. Maestri, Il rilevamento
architettonico. Bari, 1984)
2.1
Il rilievo topografico
Per comprendere l’articolazione della fabbrica si è reso
necessario eseguire un rilievo di tipo topografico. Il rilievo è stato
organizzato con una rete di inquadramento principale costituita da una
poligonale del tipo chiusa con due sbracci.
Ad essa sono state appoggiate delle reti secondarie aperte che si sviluppano ai
diversi piani dell’edificio. Per collegarle e chiuderle ci si è serviti di
tre fili a piombo posti due nella tromba delle due scale e uno nel piccolo patio
in prossimità dell’androne e a ulteriori punti di dettaglio definiti con la
poligonale principale e cioè con punti riletti da almeno due stazioni e oggetto
di compensazione per il calcolo degli errori angolari e lineari.
La poligonale principale con i relativi sbracci è costituita da n° 12 vertici.
Le reti secondarie sono state così distribuite:
n°1 per un totale di 12 vertici al piano interrato;
n° 1 per un totale di 5 vertici al piano terra;
n° 4 per un totale di 8 vertici al primo piano;
n° 9 per un totale di 11 vertici al secondo piano;
n° 4 per un totale di 6 vertici al terzo piano.
In totale sono stati letti i seguenti punti dettaglio:
n° 178 al piano interrato;
n° 341 al piano terra;
n° 159 al primo piano;
n° 165 al secondo piano;
n° 96 al terzo piano.
Tutti i punti di dettaglio prima di essere letti con lo strumento sono stati
fisicamente individuati con delle marche adesive di dimensioni 2x2 cm; per la
lettura lineare sulla marca è stato fissato un catarifrangente in poliestere di
2 mm di spessore. Questa operazione è stata ritenuta necessaria per consentire
le seguenti operazioni:
- collegare le reti di poligonale secondaria a quella
principale,
- eseguire in seconda battuta le successive fasi di rilievo diretto partendo
da punti noti,
- fissare le quote per la ricostruzione delle sezioni verticali riferite a d
un sistema con zero relativo,
- eseguire con calma e con possibilità di verifica le monografie necessarie
alla stesura degli elaborati.
Gli strumenti impiegati sono stati: una stazione totale
SOKKISHA SET 4° con lettura al cinquedecimillesimo di grado centesimale e una
stazione GEOTOP 1000 senza prisma e con lettura al cinquedecimillesimo di grado
centesimale.
2.2 Il rilievo diretto
Il rilievo diretto è consistito in generale in una verifica
degli elaborati di rilievo forniti dalla Committenza. Ha avuto maggiori
approfondimenti in quegli ambienti rimasti scoperti dalle reti di poligonale
secondaria. E’ stato condotto con il metodo delle trilaterazioni collegate dov’era
possibile ai punti di dettaglio letti con lo strumento. Il rilievo diretto ha
consentito inoltre la misura degli spessori murari.
Questa fase ha permesso anche la ricostruzione delle sezioni
verticali e la determinazione per differenza degli spessori delle strutture
orizzontali. Sono stati rilevati inoltre elementi strutturali il cui
approfondimento geometrico era indispensabile per valutarne le capacità
portanti. Per questi particolari (strutture voltate, solai, scale, lucernai)
sono state scelte scale di lettura adeguate alle informazioni da raccogliere.
Gli strumenti impiegati oltre ai tradizionali doppi metri e
rotelle metriche sono stati il triplometro in alluminio, l’asta telescopica in
alluminio dotata di livella sferica, livella del muratore, filo a piombo,
distanziometro laser (precisione ± 3mm).
2.3 Il rilievo delle facciate:
la fotogrammetria piana
Per il rilievo dei prospetti è stata utilizzata la tecnica
di fotogrammetria semplificata. Essa consiste nella restituzione degli elaborati
in forma fotografica-numerica e cioè in forma rasterizzata. In pratica sono
state eseguite successive prese fotografiche effettuate con una normale macchina
fotografica reflex 35 mm e acquisite con scanner a colori con risoluzione a 300
dpi; in seguito sono state processate con software di raddrizzamento digitale in
grado di ricostruire una proiezione ortogonale dell'oggetto indipendentemente
dall'inclinazione della presa fotografica. Le singole immagini raddrizzate sono
state "mosaicate" e cioè unite per ottenere la restituzione del
fotopiano del singolo prospetto. In tutte le prese fotografiche sono stati
preventivamente individuati quattro punti di appoggio consistenti in marche
circolari con catarinfrangente in poliestere (tipo RS20) o in punti fisici
caratteristici dell'edificio (spigoli, sporti, rientranze ecc.)
Tutti i punti sono stati misurati topograficamente per
consentire durante l'operazione di raddrizzamento la calibrazione delle
dimensioni reali dell'immagine.
L'ossatura dei punti di appoggio è stata distribuita in
questo modo:
n° 72 per il prospetto ovest (lungo il Baluardo);
n° 31 per il prospetto sud (lungo la via Pier Lombardo);
n° 27 per il prospetto est della corte interna
n° 15 per il prospetto sud della corte interna;
n° 15 per il prospetto nord della corte interna;
n° 10 per il prospetto est del terrazzo
n° 9 per il prospetto sud del terrazzo
2.4 Il rilievo delle strutture
voltate: la modellazione solida
E' una considerazione ormai consolidata il fatto che il
rilievo non può essere disgiunto dalla sua rappresentazione. La misura della
geometria deve per forza di cose trovare una corretta rappresentazione
altrimenti si rischia di ottenere elaborati poco significativi e privi delle
informazioni ricercate. Nel nostro caso si è osservato che la complessità
geometrica di alcune strutture voltate, oggetto di approfondimento, risultava
troppo semplificata con le classiche viste bidimensionali. Era dunque necessaria
una rappresentazione capace di tener conto anche della terza dimensione per
mettere in giusta evidenza l'elemento con tutte le sue particolarità geometrico
costruttive e consentirne una comprensione generale. Sono state pertanto
realizzate delle modellazioni solide. In sintesi, anzitutto l'elemento
voltato è stato discretizzato scegliendo un numero sufficiente di punti letti e
misurati con strumento topografico collegato al sistema di zero relativo della
poligonale principale. Questi punti, successivamente inseriti nel personal
computer, diventano la base per la generazione in forma automatizzata di
superfici tridimensionali che descrivono in forma continua l'oggetto rilevato.
3. LA CONOSCENZA
DELLE STRUTTURE
Sulla base dei rilievi geometrici e dimensionali sono stati
elaborati dei disegni tematici aventi lo scopo di catalogare e descrivere le
strutture dell'edificio. Si è cercato dunque di entrare in profondità della
fabbrica e di ampliarne la conoscenza. Per ogni elemento strutturale sono state
studiate la natura dei materiali, la geometria, la tecnica costruttiva.
E' stata studiata in particolare la logica costruttiva delle
strutture verticali ( pilastrature, colonne, apparecchi murari) delle strutture
orizzontali spingenti (archi, volte in muratura) e non spingenti (solai lignei,
in pietra) e delle strutture inclinate (scale e lucernai). Ciò ha consentito di
fornire un primo quadro per la comprensione del funzionamento statico globale
della fabbrica. Questa fase inoltre ha individuato quegli elementi strutturali
che necessitavano maggiori approfondimenti conoscitivi sia a livello geometrico
che di conoscenza dei materiali e di tecnica esecutiva .Tutte le informazioni
principali ottenute hanno trovato una sintesi in tavole riassuntive.
3.1 Il sistema costruttivo
Il sistema costruttivo impiegato per la realizzazione di Casa
Bossi è quello del tipo a muratura portante; tuttavia la particolarità della
costruzione è che, a differenza delle tradizionali strutture in muratura,
questo sistema può essere paragonato ad un telaio di concezione moderna.
Infatti la struttura è impostata su una maglia di pilastri isolati disposti con
passo regolare e tra loro collegati da archi in muratura. Lo schema a fulcri è
ben individuabile nel locale interrato. Più celato invece appare ai piani
superiori in quanto inglobato nelle spesse murature di tamponamento. Al piano
cantina questi pilastri appaiono più fitti e con dimensioni maggiori rispetto a
quelli dei piani superiori. Al piano terra alcuni pilastri si trasformano in
colonne in pietra per costituire spazialmente le aree di porticato delle corti
interne.
Le pilastrature presentano uno stato di conservazione
mediamente buono; in alcune situazioni nell’area interrata sono state
osservati tuttavia avanzati degradi per decoesionamento dei laterizi e delle
malte e presenza di efflorescenze saline dovute ai fenomeni di umidità e di
risalita capillare.
Per la stabilità dell'intero sistema, a fianco degli archi
che hanno funzione sia di controventatura che di scarico dei pesi derivanti
dalle strutture superiori, la struttura accoglie dei tiranti in ferro posti alla
quota di intradosso delle chiavi degli archi; in una posizione dunque certamente
efficace dal punto di vista della fruibilità spaziale degli ambienti in quanto
le catene rimangono nascoste, ma contemporaneamente in una posizione poco idonea
staticamente per l’assorbimento delle componenti di spinta orizzontale.
Riguardo al loro stato di conservazione le catene più superficiali presentano
fenomeni di corrosione che in alcuni casi hanno creato rotture localizzate dei
laterizi confinanti e scollamenti dalla loro sede d’origine.
Il sistema di pilastri ed archi tuttavia non può essere
considerato l’unica soluzione adottata per la stabilità dell’edificio. Si
è osservato da indagini visive e da prove sperimentali, di cui si tratterà in
seguito, che anche i muri di tamponamento nell’area interrata contribuisco all’assorbimento
degli sforzi. Queste murature di tamponamento non sono ancorate alle
pilastrature portanti e sono state eseguite con mattoni di minor resistenza,
come dimostrato dai risultati ottenuti con le indagini con i martinetti piatti,
ma presentano comunque una fondazione. Forse già in fase progettuale sono state
ideate come delle strutture secondarie che tuttavia in caso di rilassamento
generale della struttura principale avrebbero potuto intervenire in aiuto.
3.2 Le strutture di
fondazione
Per valutare la presenza e la geometria delle fondazioni sono
stati eseguiti alcuni saggi. Si è osservato che le fondazioni dei pilastri
hanno una tipologia a plinto isolato di forma troncopiramidale con angolo alla
base di circa 83° e che sono impostate a 1 metro dalla quota di calpestio.
I muri di tamponamento presentano anch’essi un allargamento
fondale a sezione rettangolare che tuttavia appare più superficiale.
La parte di fabbricato collocato a sud ha una situazione
fondale differente giustificabile in quanto apparterrebbe ad una fase
costruttiva più antica. Più precisamente è stato osservato che il muro di
confine lungo la via Pier Lombardo presenta una fondazione molto ridotta, mentre
nella zona al piano terra (cioè quella priva di piano interrato) la fondazione
si affianca a strutture preesistenti probabilmente di epoca medioevale.
Gli scavi hanno consentito inoltre di ottenere alcune
informazioni sulla natura del terreno. In tutte le aree si è rilevato un
terreno di tipo argilloso con discrete qualità di compattezza.
3.3 Le strutture di
elevazione
Per la comprensione del funzionamento statico strutturale
dell’edificio era necessario individuare le strutture principali
distinguendole da quelle secondarie. Quelle principali costituiscono lo
scheletro dell’edificio, mentre quelle secondarie hanno funzioni
diversificate.
La classificazione proposta per le strutture secondarie è
risultata complessa per il carattere di funzionamento misto di alcune strutture.
3.3.1 Le strutture di
elevazione principali
Appartengono a questo gruppo le pilastrature che come già
descritto costituiscono l’ossatura del sistema strutturale. I pilastri sono
disposti con regolarità e con passo più fitto nel locale interrato. Al piano
terra si trasformano in colonne in pietra o in semicolonne. Altre strutture
principali sono le murature dei vani scala, alcune murature perimetrali, in
particolare quelle addossate agli edifici confinanti, e infine le murature che
definiscono l’ala sud lungo la via Pier Lombardo che come già affermato
potrebbero essere state impostate al di sopra o addirittura appartenere a
preesistenze.
3.3.2 Le strutture di
elevazione secondarie
Le strutture verticali secondarie sono state classificate a
seconda della loro funzione.
Sono state individuate dapprima quelle con funzione
semiportante, cioè murature che collaborano con l’ossatura principale o che
portano ridotti carichi degli orizzontamenti. Appartengono a questo gruppo anche
le murature con funzione di controventatura.
Si è cercato di indagarne la tecnica costruttiva; in
particolare è stato approfondito l’esame di quelle pareti trasversali con
spessori elevati, variabili tra i 50 e i 60 cm. Da indagini con la tecnica
georadar risulta che sono costituite da un doppio paramento di mattoni pieni di
spessore variabile (a una o due teste di mattoni) con all’interno un’intercapedine
spesso vuota o riempita con materiale poco coerente. Queste murature sono
inoltre attraversate da diverse canne fumarie. Da indagine visiva diretta (ad
esempio dall’esame di murature non intonacate nel sottotetto e dalla tessitura
dei mattoni osservata per luce radente su porzioni di intonaco degradato) è
riscontrabile in alcune situazioni una differente tecnologia costruttiva
consistente in una successione di pilastrini ad interasse di circa 1.20 m
collegati da archi in muratura e tamponati con mattoni disposti di coltello.
Entrambe le soluzioni dimostrano comunque la loro funzione semiportante e di
controventatura.
Altre strutture secondarie sono quelle che portano solo se
stesse ed hanno la funzione di suddividere gli ambienti. In alcuni casi queste
tramezze hanno una minima funzione portante poiché servono anche da supporto
alla centinatura delle false volte.
Le tramezze sono realizzate con mattoni pieni di spessore una
testa o da mattoni forati.
E’ stata individuata un’ulteriore tipologia di
tramezzatura limitata a un solo caso di curioso interesse costruttivo in quanto
costituita da un telaio in legno composto da montanti e traversi a sezione
quadrata disposti ad intervalli regolari e tamponati da un incantucciato
intonacato; il telaio è fissato sia a pavimento che appeso al soffitto con
zanche in ferro.
3.4 Le strutture
orizzontali
Sono state individuate tutte le strutture orizzontali e
analizzate in base:
- al tipo di struttura (a volta, a solaio)
- ai materiali impiegati (laterizio, legno, ferro ,
pietra)
- al sistema costruttivo.
3.4.1 Le strutture voltate in
muratura
La struttura voltata in muratura è certamente la soluzione
più utilizzata per la copertura degli ambienti. Sono state utilizzate in
tipologie differenti: volte a botte, a padiglione, a vela, a crociera e con
dimensioni molto variabili. Alcune di esse hanno luci rilevanti (fino a circa 6
m) e con monta estremamente ridotta. In genere ai piani inferiori, interrato e
terra, le volte sono prevalentemente del tipo composto e con la presenza di
lunette o raccordi sferici; ai piani superiori le volte appaiono più semplici e
regolari.
Alcune volte, in particolare quelle che coprono
contemporaneamente più ambienti, sono raccordate alle tramezze che limitano la
stanza tramite delle finte volte realizzate con un cannucciato intonacato
fissato a centine in legno. La soluzione più impiegata è la volta di copertura
a padiglione con una o addirittura due false teste.
Riguardo al sistema costruttivo ogni tipologia di volta
adotta differenti apparecchiature dei laterizi.
L’esame visivo su volte prive di intonaco e l’
osservazioni con luce radente ha rivelato che:
- nelle volte a padiglione gli elementi sono disposti a
filari longitudinali o a spina di pesce;
- nelle volte a vela gli elementi sono disposti a
ventaglio;
- nelle volte a crociera gli elementi sono disposti con
andamento trasversale;
- nelle volte complesse gli elementi sono disposti
prevalentemente a ventaglio.
Con esami più approfonditi eseguiti con la tecnica georadar
e con l’endoscopia si è rilevato che la sezione resistente delle volte è di
circa 14 cm, pari dunque allo spessore di una testa di mattone apparecchiato di
fascia (o coltello), e che rimane costante sia in chiave che all’imposta.
Nelle volte di copertura dell’ultimo piano la sezione è di 5,5 cm, pari
dunque allo spessore di un mattone disposto di piatto. L’esiguo spessore è
rinforzato con cordolature estradossali sempre in laterizio.
Come già ricordato, le volte, soprattutto quelle di
dimensioni maggiori, sono estremamente ribassate; è stato rilevato un rapporto
tra monta e metà della luce fino a 0,25 (si ricorda che nell’arco a tutto
sesto questo valore è pari a 1).
Alcune volte, per l’assorbimento delle rilevanti spinte
esercitate, hanno un tirante in ferro collocato tuttavia in pozione non ottimale
e cioè alla quota di intradosso della chiave.
Oltre alla conoscenza del sistema costruttivo e al rilievo
dello spessore e della geometria era indispensabile conoscere anche la
stratigrafia delle volte con tutti gli spessori al fine di valutare l’entità
dei carichi permanenti.
Sono state individuate le seguenti stratigrafie:
- volte con riempimento costituito da materiale inerte
incoerente (calcinacci e polvere di mattone) e pertanto privo della funzione
di rinfianco. Al di sopra è presente uno strato di sottofondo in malta di
calce e pavimento finale;
- volte prive di riempimento con all’estradosso alcuni
piastrini in laterizio a passo regolare per l’appoggio di travetti lignei
a costituire la base di appoggio di un palchetto in legno;
- volte prive di riempimento con all’estradosso dei
frenelli disposti in direzione della luce della volta con interasse di circa
1,10 m e coperti da voltine cilindriche a piccola monta (porcelle) su sui è
steso il sottofondo e il pavimento.
3.4.2 I solai lignei
I solai in legno sono presenti in quantità molto ridotta.
In genere sono stati impiegati nei locali ammezzati,
presentano una tipologia ad orditura semplice e sono nascosti da un
controsoffitto in cannucciato intonacato.
Da indagine con georadar si è osservato che sono costituiti
da travetti con interasse di circa 70- 80 cm; al di sopra un assito in legno, un
sottofondo in malta di calce e la pavimentazione in piastrelle di cotto.
Il solaio in legno del locale ammezzato piano terra posto al
centro dell’edificio è parzialmente crollato a causa probabilmente dei
carichi eccessivi indotti da un cattivo uso antropico.
I due solai posti nell’ala sud dell’edificio lungo la via
Pier Lombardo in ragione della loro anomalia tipologia rispetto ai restanti
parrebbero invece una preesistenza confermando quanto affermano i documenti d’archivio
che annotano in questa area dell’edificio le vicissitudini per la demolizione
di fabbricati confinanti e la creazione del collegamento della via con il
Baluardo.
In particolare il solaio posto al piano terra nella stanza
all’angolo sud è realizzato con travi di sezione variabile (circa 23x22 cm) a
semplice orditura con interasse di circa 1,10 m a cui è fissata una struttura
lignea per sorreggere un cannucciato intonacato che ormai è in fase di distacco
completo. Le travi presentano un attacco biotico esteso e un’inconsistenza
meccanica per una profondità di circa 2 - 3 cm.
L’altro solaio, posto al piano ammezzato, ha una tipologia
a doppia orditura con soluzione a regolo per convento. La trave principale (sez.
23 x 25 cm) presenta profonde fratture inclinate in prossimità dell’appoggio.
L’orditura secondaria è costituita da travetti di 9x12 cm disposti con
interasse di 56 cm. Si osserva un generale stato deformativo delle strutture con
rotture localizzate.
Tutte le orditure lignee sono concluse con un assito, uno
strato di sottofondo in malta di calce e da una pavimentazione in cotto.
3.4.3 Altre tipologie
E’ stato individuato in un locale del piano ammezzato terra
un solaio in ferro costituito da putrelle intervallate ogni 90 cm e collegate
per il riempimento degli interspazi da volterranee in laterizio. Sopra è
disposto uno strato di sottofondo e un pavimento in cotto; l’intradosso
risulta piano ed è intonacato. Si ipotizza, a causa della particolare
soluzione, che il solaio sia di epoca novecentesca e abbia sostituito
probabilmente una precedente struttura lignea.
Un’altra particolarità è costituita da un orizzontamento
sempre posto in ambiente del piano ammezzato terra realizzato con lastre in
pietra di beola di dimensioni notevoli ( 1,26x 2,7 m e 0,89x4,24 m) con spessore
di 6 –7 cm , incastrate alle murature perimetrali e appoggiate a traversi in
ferro. L’intradosso intonacato è parzialmente crollato.
3.5 Le strutture inclinate
Comprendono quelle strutture portanti costituite da elementi
eterogenei che hanno un ruolo particolare nel complesso dell’edificio. Sono
state suddivise in scale e lucernai.
3.5.1 Le scale
Le quattro scale che consentono il collegamento verticale ai
piani rientrano, pur con le notevoli variazioni dimensionali, nella medesima
tipologia costruttiva e cioè quella della scala a sbalzo con pozzo centrale (o
scala a volo). Sono costruite con il solo incastro dei gradini nella muratura
perimetrale.
I gradini sono costituite da lastre in pietra mascherate all’intradosso
da un ripieno di malta e laterizi intonacati per riportare in piano la
superficie del soffitto.
Sono state analizzate più approfonditamente lo scalone
principale (Scala 2) e la scala secondaria posta al lato della manica principale
dell’edificio.
Lo scalone principale ha un impianto planimetrico a tre rampe
parallele che collegano il piano terra al primo, al secondo e al terzo piano. Le
prime tre rampe, quelle di collegamento al primo piano, sono costituite da
blocchi sagomati a gradino in pietra di granito rosa con una dimensione di 148
cm; i gradini si sovrappongono con una leggera incavatura mentre nella parte
superiore sono profilati a toro, listello e guscio.
I restanti gradini, quelli di collegamento ai successivi
piani, sono invece realizzati con delle lastre di beola di spessore di circa 6,5
cm.
Tutti i pianerottoli intermedi sono costituiti sempre da
lastre a sbalzo in pietra.
La scala secondaria ha un impianto planimetrico anch’esso a
tre rampe parallele e collega inoltre i piani ammezzati. Tutti i gradini sono
realizzati con lastre in pietra di beola di spessore di circa 6,5 cm con
dimensioni di 136 cm e con pianerottoli intermedi sempre con lastre in pietra
accostate.
Entrambe le scale hanno un rinfianco parzialmente
collaborante realizzato con tavelle in cotto intonacate su cui è fissato un
profilo metallico per il fissaggio della balaustra in ferro.
L’esame della scala secondaria ha comportato anche l’analisi
del pianerottolo d’arrivo del piano ammezzato terra che per la sua
particolarità geometrica, è una struttura originale.
Appare come un ballatoio con struttura voltata del tipo a
botte estremamente ribassata: gli spessori comprensivi della pavimentazione
risultano di soli 16,5 cm in chiave e di 32 cm all’imposta con un rapporto tra
monta e metà della luce pari a 0,05. Da indagine georadar e magnetometrica è
stata rilevata all’interno la presenza di un’ossatura di rinforzo in ferro
costituita da due profili longitudinali posti ai bordi e da quattro traversi in
ferro di collegamento.
Altre particolarità costruttive sono i due pianerottoli di
arrivo del primo piano ammezzato e del secondo piano realizzati con unici
blocchi in pietra di dimensioni pari a 1,54x5,60 m con spessore di 14 cm.
3.5.2 Le strutture
dei lucernai
Il pozzo delle due scale sopra descritte è illuminato alla
sommità da una lanterna di recente fattura in ferro e vetro sorretta da
strutture visivamente simili per entrambi i casi che appaiono come una maglia di
travi ribassate e intonacate.
Da un esame più approfondito del lucernaio della scala
secondaria (Lucernaio 1) si è osservato che la lanterna è sostenuta da una
muratura di mattoni a una testa gravante su un solaio in legno costituito da un’orditura
principale realizzata con due travi in legno. Ortogonalmente è disposta un’orditura
secondaria realizzata con travetti affiancati che sostiene un impalcato in
tavole di legno. All’intradosso il solaio è controsoffittato con tavole di
legno intonacate, che comunque lasciano in vista la sagoma ribassata delle travi
lignee anch’esse intonacate. Lo stato di conservazione di questa struttura
mostra deformazioni e fessure nell’intonaco soprattutto nei punti di giunzione
che appaiono dunque i più delicati; l’impalcato superiore coperto da detriti
è generalmente dissestato.
Il lucernaio della scala principale (Lucernaio 2) se all’intradosso
appare simile a quello della scala secondaria strutturalmente è differente. La
lanterna è appoggiata a una muratura di mattoni di spessore pari a una testa
sostenuta da un’orditura principale costituita da due capriate in legno. Il
tirante ligneo della capriata diventa l’elemento visibile all’intradosso e
serve da supporto per l’orditura secondaria disposta ortogonalmente e su cui
poggia un tavolato ligneo in parte coperto da tavelle in cotto. L’intradosso
della struttura è controsoffittata con un tavolato in legno intonacato.
Le due capriate sono affiancate da travi IPE 200 e da
ulteriori travi IPE 150 ortogonali e poste all’interno dei muri che delimitano
il lucernaio. Delle staffe in ferro collegano queste strutture all’orditura
secondaria. Riguardo allo stato di conservazione, la struttura appare deformata
e l’intonaco che ricopre le giunzioni tra le membrature risulta fessurato. L’impalcato
superiore è coperto da detriti e mostra segni di cedimento.
3.6 Le pavimentazioni
Le pavimentazioni, benché siano da considerare come elementi
di finitura non significativi in termini strutturali, necessitano una
sufficiente conoscenza per valutare il grado di distruttività che l’eventuale
consolidamento della struttura portante comporterebbe nei confronti della
struttura portata. I materiali e le tecniche adottate per la posa dei pavimenti
consentono dunque di determinare l’effettiva possibilità di smontaggio degli
elementi. Oppure nel rispetto della loro unicità, in alternativa alla loro
perdita, possono orientare in modo diverso la soluzione di consolidamento.
La casistica riscontrata è varia. Prevalgono le
pavimentazioni con mattonelle di cemento pigmentato con diverse forme
geometriche (quadrate, esagonali e ottagonali). Questa tipologia a volte
presenta delle interessanti soluzioni figurative con l’uso di mattonelle
policrome o con apparecchiature riquadrate da fasce perimetrali.
In ordine di presenza vi è la soluzione in mattonelle di
cotto che sembrerebbe quella originale. E’ pressoché impiegata ovunque nei
locali ammezzati e nei locali di sottotetto al terzo piano.
Negli ambienti "nobili" le pavimentazioni sono del
tipo a mattonato costituiti da elementi di diversa forma in policromia e
arrotati in opera.
Un’altra tipologia è quella del palchetto in legno anch’essa
da ritenere originale e coeva al momento della costruzione. Presenta soluzioni
formali con intarsi di differenti specie legnose. Gli elementi lignei sono
fissati su strutture poggianti direttamente sull’estradosso della volta.
Di pari rilevanza è la soluzione in parquet con listoncini
disposti a spina di pesce. A volte gli elementi sono posati su un precedente
pavimento in cotto.
La soluzione in seminato alla veneziana è limitata a due
locali al piano terra e al pianerottolo d’arrivo al primo piano della scala
principale.
Infine compaiono anche sistemi moderni, fortunatamente più
limitati, come pavimenti in gres, in piastrelle di graniglia e in ceramica
monocottura.
Tutte le aree porticate del piano terra hanno una
pavimentazione in lastre in pietra di beola.
4. IL QUADRO FESSURATIVO
La grande estensione in pianta dell’edificio comporta che i fenomeni di
degrado strutturale si presentino prevalentemente nelle zone in prossimità
della causa scatenante, senza propagarsi a tutto l’edificio. In base al quadro
fessurativo verranno pertanto individuate diverse cause di innesco del danno,
che potranno variare da zona a zona.
In particolare dalle tavole riassuntive presentate in allegato si evince che
fenomeni di cedimento differenziale delle fondazioni sono presenti all’interfaccia
tra il pronao e il corpo principale dell’edificio, dovute probabilmente ad una
diversa profondità di posa. Le fessurazioni conseguenti si osservano ai vari
piani, a partire dal piano interrato.
Analogo fenomeno si presenta a piano terra in corrispondenza dei locali 016 e
017 e del locale 009. In queste zone non è presente il piano interrato ed
inoltre è probabile ci sia stata una interazione con la costruzione o con
interventi di trasformazione degli edifici adiacenti.
Il fenomeno si propaga a piano superiore ai locali 105, 106 e 107.
Ancora imputabili a cedimenti differenziali di fondazione sono le
fessurazioni riscontrate nei locali 101 e 102 e nei superiori locali 201 e 202.
La causa è da ricondurre con ogni probabilità al fatto che l’edificio
attuale ha inglobato delle preesistenze, caratterizzate da fondazioni di
minore consistenza.
La fessura verticale presente sulla facciata in corrispondenza della prima
serie di finestre è verosimilmente legata alla stessa causa. Va notato inoltre
che un possibile negativo effetto è legato ai più recenti lavori di
demolizione di corpi edilizi effettuati in adiacenza a questi locali.
Un secondo tipo di causa scatenante delle fessurazioni in essere è legato
alla forte spinta esercitata dalle volte che presentano tipicamente una
geometria molto ribassata.
L’analisi radar e l’analisi magnetometrica ha rivelato la presenza di
alcune catene inserite nelle murature, ma certamente queste si sono rivelate non
sufficienti tanto che l’effetto divaricante indotto dalle spinte concatenate
delle volte ha causato spostamenti delle pareti verso l’esterno, soprattutto
in direzione della facciata principale.
Le fessure si presentano sia nei locali coperti da volte in muratura sia nei
locali dove le volte a vista sono realizzate in cannucciato. Questo materiale da
luogo a elementi rigidi ma fragili, e quindi vulnerabili ai cedimenti di
imposta, che si manifestano con un diffuso quadro fessurativo.
Notevole il fatto che a fianco di volte in mattono di spessore 14 cm si
presentino volte in foglio, ad esempio nel locale 103 a primo piano. E’
possibile che tale volta, ed altre in condizioni simili, rappresenti nient’altro
che la ricostruzione di una volta precedente, collassata.
La presenza di volte altamente spingenti, proprio a causa della loro ridotta
monta, è una delle caratteristiche tecniche dell’edificio e delle scelte
progettuali che lo hanno guidato. La aggiunta di nuove catene perimetrali in un
elevato numeri di locali voltati consentirà di ovviare a questo inconveniente,
restituendo monoliticità all’intero complesso.
Un terzo tipo di fessurazione è legato a fatti locali, quali ad esempio gli abbassamenti
locali delle volte o dei pavimenti che hanno indotto fessure sui
tamponamenti, come ad esempio quelli dei locali 120, 126, 217,218, 207, 323,
320.
Ancora riportabili a fatti locali sono le ampie fessure che divaricano
alcuni archi ribassati di copertura del piano terra, interpretabili come l’effetto
della ossidazione delle catene inserite negli archi, tangenti in chiave all’intradosso.
L’incremento di volume del ferro, probabilmente dovuto al ridotto copriferro e
alle infiltrazioni di acqua provenienti dal piano superiore, ha prodotto la
separazione traumatica in due archi, a partire da quello che era in origine un
solo arco.
L’analisi del quadro fessurativo è, come noto, uno strumento esenziale per
decidere sul grado di sicurezza degli elementi strutturali. Dalle osservazioni
sopra esposte e dalla analisi numerica degli elementi fessurati sono scaturire
le principali soluzioni rivolte ad incrementare il coefficiente di sicurezza
globale e quello locale dell’intero edificio.
Si è trattato infatti di disporre dei presidi attivi tali da opporsi ai
movimenti in atto, ossia tali da impedire la formazione dei più probabili
cinematismi di crollo.
5. LE PROVE DIAGNOSTICHE E L’INTERPRETAZIONE
DEI RISULTATI
Con la finalità di evitare interventi strutturali inutilmente cautelativi si
è ritenuta indispensabile l’esecuzione di una serie di prove di
caratterizzazione geometrica e meccanica sulla muratura e su alcune
tipologie di volte (cfr. gli elaborati grafici di progetto per l’ubicazione
delle stesse).
Le principali prove ed indagini eseguite sono state:
- Sondaggi esplorativi della profondità e geometria delle
fondazioni, eseguite a mano, con grande cautela, in zone prossime a punti
interessanti per geometria o concentrazione di carico.
- Rilievo georadar delle zone non accessibili direttamente con
scavi o sondaggi esplorativi, alla ricerca degli spessori delle volte e
della presenza di elementi di catena metallica nascosti.
- Prova di caratterizzazione meccanica della muratura, in
posizioni specificate negli elaborati di progetto, tramite uso di martinetti
piatti singoli e doppi, per la valutazione del livello tensionale in situ,
della deformabilità e della resistenza a compressione del corpo murario
attraverso la individuazione di curve carichi/deformazioni.
- Prove di carico su volte significative e su alcune rampe scale,
specificate negli elaborati grafici di progetto, mediante la applicazione di
carico uniformemente distribuito con l’uso di serbatoi o sacconi (a
geometria diversa e frazionabile) riempiti lentamente con acqua, seguiti dal
rilevamento degli spostamenti con centralina di acquisizione ( precisione
0,01 mm) collegata a trasduttori di spostamento. Si è seguita una procedura
lenta di carico e scarico, con grafici delle risposte nelle varie fasi
cicliche (cfr. allegati di prova).
A seguito delle prove effettuate dalla ditta 4EMME Service SpA sugli elementi
strutturali scelti da sottoporre a verifica è subito emersa in modo molto
chiaro una concentrazione di flussi di carico generata dall’uso di una
concezione strutturale tipica dell’Antonelli, il cui progetto si è basato su
"elementi discreti" (vale a dire "elementi monodimensionali
organizzati a telaio") invece che su una tipologia "continua",
(vale a dire a "elementi bidimensionali di parete" ben ammorsati tra
loro) che ha portato a forti tensioni localizzate.
Tali tensioni sono state individuate per via teorica ma verificate in seguito
con prove sperimentali (si vedano gli allegati delle prove di carico e
martinetti piatti). Le verifiche teoriche di tipo numerico infatti, soprattutto
in edifici antichi realizzati con tecniche di cui si è oggi persa la
conoscenza, non sono sempre in grado di caratterizzare con attendibilità la
situazione statica e pertanto il ricorso ad alcuni riscontri di tipo
sperimentale è imprescindibile.
Questo atteggiamento, nelle intenzioni dei sottoscritti progettisti, deve
condurre ad analizzare con la dovuta attenzione la struttura in modo tale che le
carenze poste in evidenza possano essere risolte nel modo più consequenziale da
un punto di vista statico, nel modo più economico ed assieme in quello più
rispettoso del contesto.
Le pareti in muratura sono interessate da sollecitazioni che in
alcuni casi raggiungono valori elevati, pari anche a 20 daN/cmq. Le prove di
martinetto piatto danno una dimostrazione evidente dello stato tensionale medio
e, ancor di più, della forte concentrazione di carico in corrispondenza dei
"pilastri in muratura" inseriti all’interno delle murature continue.
Tali prove hanno evidenziato tuttavia che i materiali (mattoni e malta) scelti
in fase di progetto e di costruzione sono di migliori caratteristiche proprio
là dove le sollecitazioni sono maggiori.
Il rapporto tra le tensione di esercizio rilevate in situ (che nelle prove è
compresa tra 5 e 20 daN/cmq) e le tensioni di rottura, rilevate in situ, è
risultato sempre dell’ordine di 1,8-2,0 e questo per una struttura antica, ove
il peso proprio è prevalente rispetto a i carichi accidentali, è un risultato
soddisfacente.
Tutto ciò a ulteriore dimostrazione che Casa Bossi ha goduto di un progetto
accurato nella sua impostazione , anche se, come si dice in gergo, "un po’
tirato" nel dimensionamento degli elementi portanti, e quindi con problemi
di durabilità nel tempo.
Le prove di carico condotte sulle due volte hanno evidenziato
la capacità sperimentale di sopportare senza danno i carichi di esercizio
previsti per un uso pubblico ma hanno messo anche in evidenza che i valori di
spostamento sono abbastanza elevati, se confrontati con altre strutture di
questo tipo, e pertanto non sono totalmente tranquillizzanti.
Per quanto riguarda le scale si è osservata dalle valutazioni
teoriche una decisa sottostima della sicurezza soprattutto per i pianerottoli,
caratterizzati da spessori molto ridotti. Le prove di carico, confrontate con
una accurata modellazione numerica, hanno fornito valori di spostamento e valori
di tensione che si giudicano eccessivi, anche se non hanno comportato in crollo.
Si sono inoltre rilevati, in entrambe le prove, valori non
accettabili di deformazione residua allo scarico, fenomeno derivante da una
fuoriuscita dal campo elastico lineare verso quello plastico durante il carico
delle volte, chiaro fenomeno di sofferenza della struttura e, soprattutto,
fenomeno non ammissibile nella condizione di esercizio, come quella che si è
tentato di simulare in queste prove.
Per una valutazione più puntuale dei risultati delle prove
si rimanda alla documentazione di prova allegata.
6. LE VERIFICHE DEGLI ELEMENTI E LA
VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO STRUTTURALE DELLA FABBRICA
Analizzando dal punto di vista statico il grande edificio denominato Casa
Bossi, in Novara, si osserva una situazione compromessa dal lungo periodo di
disuso e di mancanza di manutenzione. Questa circostanza ha dato origine a un degrado
diffuso delle superfici murarie e a evidenti segni di sofferenza per umidità
oltre alla probabile perdita di funzionalità di alcune delle catene,
annegate nella muratura ma egualmente corrose, che ha provocato un rilassamento
delle volte e degli archi e, di conseguenza, un diffuso quadro fessurativo.
Una serie di cedimenti differenziali delle fondazioni, concentrate
sulle porzioni più prossime al Baluardo, ha portato inoltre ad una perdita di
monoliticità del corpo edilizio.
La carenza di manutenzione si è venuta a sovrapporre ad un edificio che già
in fase di progetto contiene parecchie scelte progettuali e tecnologiche che
potremmo definire "al limite" sia in termini di snellezza delle
sezioni adottate che di entità delle sollecitazioni risultanti. Tali scelte
strutturali, pur dimostrando la grande maestria e la capacità di invenzione
dell’Antonelli, comportano un utilizzo talora esasperato delle risorse dei
materiali che, in caso di condizioni d’uso non standard, evidenziano la vulnerabilità
di una parte degli elementi strutturali, legata specificamente alla mancanza di
durabilità.
Attraverso una serie di sopralluoghi, di misure e di indagini effettuate
sulle pareti e sulle volte murarie del complesso (si vedano gli allegati) ed
attraverso la lettura degli elaborati di rilievo appositamente eseguiti (si
vedano gli allegati) si è potuto tracciare un primo quadro diagnostico
che ha messo in evidenza il contributo instabilizzante esercitato dalla spinta
delle volte ai vari piani, spesso prive di catene o con catene contenute nella
muratura e poste ad una quota non ottimale da un punto di vista statico (ossia
tangenti all’intradosso nel punto di mezzeria).
L’edificio è stato esaminato con il criterio di individuare quelle zone
che:
- certamente si possono lasciare nella attuale situazione, ossia
senza alcun intervento;
- non sono in grado, nell’attuale configurazione, di reggere i
sovraccarichi di esercizio previsti dalla normativa per i locali destinati
ad attività suscettibili di grande affollamento, ma che sono idonei ad
altri tipi di destinazioni;
- sono caratterizzate da una scarsa capacità portante e
certamente necessitano di un intervento di messa in sicurezza mediante
puntellazioni e/o nuove tirantature .
Si sottolinea il fatto che malgrado gli sforzi e le risorse impegnate nella
fase di diagnosi, i controlli sono avvenuti "a campione" e quindi la
struttura potrebbe evidenziare qualche ulteriore sintomo oggi non visibile, all’atto
dell’apertura del cantiere.
Ma questo è un fatto connaturato con tutti i cantieri di consolidamento e
restauro.
Si è iniziato anzitutto con l’esame dei dati ottenuti dal rilievo
geometrico e materico, ciò che ha permesso di formulare una analisi dei
carichi esistenti e, mediante semplici verifiche numeriche, di determinare la
situazione tensionale dell’edificio (si vedano le allegate schede tecniche),
confrontando i risultati ottenuti con quelli desunti dalla campagna di indagini
sperimentali svolta (con prove di caratterizzazione geometrica e meccanica su
volte e murature).
I risultati ottenuti dalle analisi numeriche e sperimentali hanno suggerito
la necessità di operare interventi di carattere globale che costituiscono una
prima fase di messa in sicurezza della intera struttura. Essi si devono ritenere
propedeutici ai successivi interventi di rinforzo puntuale dei locali che non
garantiscono, allo stato attuale, la capacità portante prevista dalla
normativa.
Il tipo di approccio seguito nella progettazione ha consentito di
individuare, assegnati i carichi di progetto legati ad un uso pubblico, il
margine di sicurezza di ogni sotto-struttura rispetto alla situazione di
collasso, determinando per i vari elementi la necessità di interventi di
rinforzo statico e conducendo così alla valutazione di una appropriato
intervento di consolidamento e di messa in sicurezza in grado di rispondere alle
carenze riscontrate.
I risultati di analisi e di progetto, meglio specificati negli allegati,
portano ad affermare anzitutto che le fondazioni sono particolarmente
superficiali in molti punti e che la presenza di umidità a piano cantina si
osserva in modo non trascurabile su molte murature, con effetti che a lungo
andare diventano strutturali.
Il terreno sottostante, a seguito di osservazione diretta durante la
campionatura, si è rivelato di discreta qualità ma se la struttura sovrastante
non fosse stata particolarmente leggera (come effettivamente è stata
progettata), i cedimenti differenziali in fondazione sarebbero risultati ben
più consistenti.
Tali fenomeni di cedimento, o comunque i più macroscopicamente osservabili,
si riscontrano nella zona di interfaccia tra l’edificio ed il pronao ed in
alcune zone più periferiche, come si osserva nelle piante allegate,
probabilmente dove l’edificio è stato realizzato inglobando alcune
preesistenze.
Le pareti in muratura sono interessate da sollecitazioni che in alcuni
casi raggiungono valori elevati, pari anche a 20 daN/cmq. Le prove di martinetto
piatto danno una dimostrazione evidente dello stato tensionale medio e, ancor di
più, della forte concentrazione di carico in corrispondenza dei "pilastri
in muratura" inseriti all’interno delle murature continue. Tali prove
hanno evidenziato tuttavia che i materiali (mattoni e malta) scelti in fase di
progetto e di costruzione sono di migliori caratteristiche proprio là dove le
sollecitazioni sono maggiori.
In alcune posizioni, dove si riscontrano lesioni significative sulle pareti,
si è prevista allora l’adozione di iniezioni di miscele colloidali di
rinforzo e riagglomerazione, con la finalità di restituire monoliticità alle
murature e quindi capacità di trasferire direttamente carichi e soprattutto di
partecipare a quel funzionamento d’assieme, tridimensionale, che costituisce
la vera risorsa di sicurezza degli edifici in muratura.
Gli orizzontamenti esaminati sono costituiti da volte in muratura
di varie sagome e dimensioni, tutte piuttosto ribassate, da solai in legno, dei
quali alcuni alquanto precari, da scale in beola e da travi principali
e secondarie, a sostegno dei lucernari.
Per quanto riguarda le volte in muratura, esse sono state
suddivise per classi, accorpandole secondo la luce, la monta e lo spessore. Per
ciascuna di queste classi sono state eseguite verifiche numeriche con un modello
agli elementi finiti non lineare in grado di fornire i moltiplicatori di
collasso (cfr. allegate schede tecniche). Dalle verifiche numeriche una parte
consistente delle volte risulta non verificata sotto carichi uniformi di 400 daN/mq.
Va osservato che la presenza di considerevoli quadri fessurativi (peraltro
difficili da introdurre nella modellazione) debilita notevolmente le volte.
Le prove di carico condotte su due volte hanno evidenziato la
capacità sperimentale di sopportare senza danno i carichi di esercizio previsti
per un uso pubblico ma hanno messo anche in evidenza che i valori di spostamento
sono abbastanza elevati, se confrontati con altre strutture di questo tipo, e
pertanto i risultati ottenuti non si possono definire totalmente
tranquillizzanti.
7. GLI INTERVENTI PROGETTUALI
Gli esiti delle verifiche numeriche e sperimentali sui vari elementi
strutturali sono stati significativi e , anche se non hanno interessato in modo
esaustivo tutte le componenti della struttura, hanno potuto essere estesi agli
elementi riconducibili per tipologia a quelli oggetto di prova, consentendo di
calibrare gli interventi di consolidamento più adatti con l’obiettivo di minimizzarne
la quantità e l’estensione ove possibile, nel rispetto prioritario della
sicurezza.
Le zone in cui non si è previsto alcun intervento risultano alquanto estese
come superficie, e necessiteranno solo di quegli usuali interventi di manutenzione
e pulizia propri degli edifici da rimettere in funzione.
7.1 Interventi nelle strutture di
fondazione
Da alcune delle osservazioni precedenti consegue la opportunità di adottare
ridotti interventi di sottofondazione delle murature con l’uso di
mattoni piena e per alcune zone ridotte, con l’uso di travi accostate in c.a.
Nell’angolo sud, il più critico, si è prevista la predisposizione di un
vespaio che abbia anche funzioni strutturali. Si tratta infatti di un vespaio
alveolare, tipo "wafer", ossia leggero ma rigido, vincolato con
continuità alla struttura perimetrale mediante connettori.
In alcuni punti limitati, al di sotto del pronao si prevede l’uso di micropali
in acciaio. Questi ultimi sono messi in opera dell’esterno dell’edificio
e attraversano la muratura di fondazione, al di sotto del piano di campagna,
proseguendo in profondità del terreno fino a raggiungere strati più compatti.
È stata inoltre prevista, per una limitata estensione, l’adozione di un vespaio
continuo posto a protezione del piano interrato. Tale vespaio, benchè non
concepito con funzione strutturale, consente di migliorare sensibilmente la
fruibilità dei locali oltre a contribuire alla eliminazione dell’umidità.
7.2 Interventi sulle murature di elevazione
Iniezioni di miscele consolidanti, scuci-cuci e iniezioni armate
La presenza di un quadro fessurativo non allarmante ma diffuso e quasi sempre
passante sulle pareti verticali richiede trattamenti specifici applicati
localmente con lo scopo di restituire monoliticità e continuità alle pareti.
In tale senso si è previsto di fare ricorso a mezzi usuali quali soprattutto la
iniezione di miscele colloidali a base di prodotti non cementizi e l’intervento
puntuale dello scuci-cuci. L’applicazione di tali tecniche, assieme all’impiego
di barre inox di piccolo diametro soprattutto sugli architravi di porte e
finestre, va praticata con la cautela del caso specifico, analizzandone la
opportunità non solo da un punto di vista statico ma anche dal punto di vista
della qualità delle finiture presenti.
Tiranti orizzontali a pavimento
L’introduzione di tirantature a pavimento ha lo scopo di ridare all’edificio
quel comportamento d’assieme che il complesso murario aveva prima dei dissesti
evidenziati.
L’intervento consiste nella posa in opera di nuovi tiranti metallici in
acciaio inox di ritegno delle spinte orizzontali disposti a quota sottopavimento
e posti in opera previa parziale e limitata rimozione del piano di calpestio,
che si provvederà a ripristinare ad intervento ultimato. La tesatura dei
tiranti è resa possibile attraverso manicotti accessibili attraverso piccoli
pozzetti.
Collegamenti diffusi con le pareti d’ambito favoriscono il collegamento e
quindi garantiscono un migliore comportamento di insieme dell’edificio.
Bisogna sottolineare che questo intervento incide sulla stabilità globale
ma che non è ovunque in grado di fornire quelle garanzie di sicurezza locali
in termini di resistenza richieste dal regolamento per fare fronte agli elevati
carichi di esercizio per locali destinati ad uso pubblico. Sono da intendersi
quindi come interventi necessari alla messa in sicurezza globale della struttura
ma che puntualmente, se giudicato necessario, possono richiedere futuri
interventi locali, con rimozione dei pavimenti e sottofondi per consentire il
rinforzo e la sigillatura delle murature.
Nel presente progetto si è preferita una strada meno invasiva che, in alcune
stanze in cui sono presenti pavimenti preziosi, si limita alla prescrizione
di un limite alla portata massima di esercizio del locale, come indicato
nelle tavole allegate.
Tiranti orizzontali posti a quota di imposta delle volte
Si tratta di un tipo di intervento parallelo a quello del punto precedente,
anch’esso finalizzato a creare un sistema di irrigidimento orizzontale della
struttura capace di opporsi con efficacia ai fenomeni di spinta orizzontale
registrati in facciata.
Queste tirantature metalliche vengono poste in opera alla quota di imposta
delle volte, sulla parte superiore del piccolo cornicione sempre presente , in
modo da non renderli visibili da parte di chi si trovi nella stanza con i piedi
a terra. Le barre vengono poi fissate alla muratura mediante inghisaggio con
resine di tipo epossidico e tesate mediante un manicotto.
7.3 Interventi sulle volte
Arco armato con cavi post-tesati:
Questo sistema "attivo" di consolidamento, introdotto di recente
nel mondo del consolidamento degli edifici monumentali, è previsto in progetto
in alcune limitate posizioni delle volte, soprattutto dell’ultimo piano, e
permette di ottenere un’efficace azione di ricentramento della curva delle
pressioni lungo il profilo della volta senza alcun incremento dei carichi,
assicurando nel contempo un grado di invasività molto ridotto. L’uso mirato
che se ne fa in questo caso è finalizzato al ripristino di alcune situazioni
locali di dissesto e fessurazione riscontrate su alcune volte e alla
contemporanea realizzazione di un’azione di confinamento delle murature d’ambito.
Esso consiste nella posa di cavi in acciaio inox appoggiati all’estradosso
delle volte e sottoposti a accorciamento, dopo averli ancorati alle pareti di
imposta della volta.
La coazione imposta provoca una trazione nel cavo e una contemporanea
compressione (strutturalmente benefica) nel sottostante arco o volta, causando
una riduzione o la scomparsa delle eventuali fessurazioni presenti. Il sistema
prevede interventi preliminari di sigillatura delle fessure e richiede una
demolizioni dei pavimenti che può essere limitata alle sole zone di interesse
del cavo.
Consolidamento di archi"divaricati" mediante cuciture trasversali
Una tipologia strutturale ricorrente nell’edificio in esame è l’arco
ribassato in muratura di mattoni, in cui è presente una catena interna posta
nello spessore dell’arco al livello dell’intradosso, in corrispondenza della
chiave. Di fatto si tratta usualmente di due archi accostati tra i quali è
interposta la catena in ferro. Le infiltrazioni d’acqua provenienti dal
pavimento del terrazzo soprastante hanno portato all’ossidazione del ferro del
tirante e alla successiva "divaricazione" delle due porzioni di arco
in muratura adiacenti, dovuta all’aumento di volume dalla parte ossidata. Le
infiltrazioni e l’azione degli agenti atmosferici hanno anche portato al
degrado e alla caduta dell’intonaco della superficie intradossale dell’arco,
facendo affiorare il ferro della catena all’intradosso dell’arco in
corrispondenza della chiave.
L’intervento di consolidamento prevede le seguenti fasi operative. La
protezione delle armature esposte con vernici passivanti. La sigillatura della
parte inferiore e l’iniezione di liquido passivante nella parte centrale
dell'arco (100 cm) mediante cannucce predisposte ad interasse 30 cm. La
perforazione con punta a sola rotazione ed inghisaggio di barra f
10 in acciaio inox AISI 316 corrugato, ogni 30 cm, lungo lo sviluppo dell'arco
ad una distanza di 15 cm dall'intradosso dello stesso. Il tutto previa
impermeabilizzazione del pavimento del terrazzo sovrastante dal quale provengono
le infiltrazioni d'acqua.
7.4 Interventi sui solai in legno e solai
misti
Per quanto riguarda i solai in legno ed i solai in acciaio si è riscontrata,
dalle analisi numeriche e dall’osservazione del degrado, una situazione di
ridotta capacità portante di quasi tutti gli orizzontamenti, alcuni dei quali
aggravati anche da situazione locali di danneggiamento degli elementi lignei
portanti. In questi locali in cui la portata massima calcolata risulta
particolarmente bassa, in alternativa alla semplice messa in sicurezza mediante
puntellazione e limitazione dell’accesso, si è previsto un intervento di
rifunzionalizzazione che richiede la parziale rimozione e riposa dei pavimenti.
Consolidamento dei solai in legno
Per quanto riguarda i solai in legno si sono previsti tre tipi di interventi
a seconda delle diverse situazioni riscontrate.
Il primo tipo di intervento , di sovente adottato per il rinforzo dei
solai lignei, consiste nell’accoppiare una trave lignea a soprastanti travette
in acciaio, ad essa collegate mediante connettori inghisati con resina
epossidica. Questa scelta è legata alla fortuita presenza di una intercapedine
al di sotto dell’attuale pavimento, utilizzabile per contenere le nuove travi.
Il secondo tipo di intervento è stato adottato in quei casi in cui non
è possibile sfruttare alcuna intercapedine al di sotto del solaio nello
spessore delle travi. Tale intervento consiste nella rimozione e nell’accatastamento
ordinato delle pianelle in laterizio del pavimento e nella successiva
demolizione del massetto sottostante fino all’assito. Al di sopra di quest’ultimo
viene disposto un nuovo assito in legno di spessore uguale o maggiore (3-4 cm)
disposto ortogonalmente a quello esistente e ad esso collegato mediante viti. Il
doppio assito incrociato così ottenuto viene collegato alle travi portanti
mediante viti di grossa dimensione (15-20 cm a seconda dell’altezza della
trave) che attraversano i due strati di assito e penetrano nella trave fino ad
almeno 1/2 dell’altezza. In sommità della vite, a guisa di rondella, viene
posta una piastra di ripartizione in acciaio dello spessore di almeno 5 mm e di
lato pari alla larghezza della trave. In tal modo si evita che la testa della
vite penetri nell’assito e si ottiene una compressione diffusa che collega
efficacemente gli elementi del solaio (strati di assito e trave). Al di sopra
del nuovo assito si procederà con il getto di un massetto armato con rete
elettrosaldata e separato dal legno mediante apposite membrane impermeabili all’acqua
e non al vapore, al di sopra del quale verrà realizzato lo strato di finitura
del pavimento.
Il terzo tipo di intervento infine, consiste nella realizzazione di un
nuovo solaio misto in legno e calcestruzzo analogo a quello precedente. Tale
intervento è previsto in quei casi in cui il solaio originale sia
irrecuperabile o addirittura crollato. Come nella soluzione vista prima, si
realizza un solaio costituito da un doppio assito ligneo incrociato e avvitato,
collegato alle sottostanti travi portanti in legno lamellare con viti da legno
di grosse dimensioni, con massetto armato e strato di finitura.
In pochi casi si è fatto ricorso alla più usuale tecnica del solaio
misto legno-calcestruzzo, con l’accortezza di evitare un contatto diretto
tra i due materiali, mediante apposite membrane permeabili al vapore ma non all’acqua.
Consolidamento dei solai misti in acciaio e laterizio
Per quanto riguarda il consolidamento dei solai misti in acciaio e laterizio,
si prevede di intervenire mediante la realizzazione di un nuovo massetto in c.a.
collegato ai profili in ferro sottostanti mediane appositi connettori a
"manubrio". Operativamente l’intervento consiste nella demolizione e
nell’accatastamento ordinato delle pianelle di laterizio del pavimento, nella
demolizione del sottostante massetto esistente in conglomerato cementizio, fino
a portare alla luce la faccia superiore dei profili IPE portanti e le volterrane
cave interposte che costituiscono l’attuale solaio. Sulla faccia superiore
delle IPE vengono saldati alcuni connettori a manubrio a intervalli regolari per
tutta la lunghezza della trave. Viene poi gettato in opera il massetto armato
con rete elettrosaldata opportunamente dimensionata in base ai carichi di
esercizio. Si realizza così un nuovo strato di c.a., in sostituzione del
precedente, che collabora efficacemente con i profili in ferro sottostanti,
formando di fatto un unico elemento strutturale.
7.5 Consolidamento delle scale e dei
lucernari
Per quanto riguarda le scale si è verificato numericamente un insufficiente
livello di sicurezza soprattutto per i pianerottoli, caratterizzati da spessori
molto ridotti.
Le prove di carico, confrontate con una accurata modellazione numerica, hanno
fornito valori di spostamento e valori di tensione che si giudicano eccessivi,
anche se non hanno comportato in crollo.
Ciò ha indotto a prescrivere misure di messa in sicurezza mediante nuove
strutture collaboranti a protezione delle rampe, dei pianerottoli e dei
lucernari. L’intervento viene realizzato mediante tiranti in acciaio di
piccolo diametro che scendono dall’alto e sono appesi ad una struttura
sostegno in travi di acciaio, posta nel sottotetto a fianco delle travi lignee
di sostegno dei lucernari.
Le travi lignee che costituiscono il lucernario sono decisamente degradate e
non sono in grado infatti di sopportare alcun incremento di carico. Si prevede
pertanto di farle collaborare con le due travi in acciaio già citate,
appoggiate alle murature di maggiore spessore, ubicate nel sottotetto e pertanto
non a vista.
8. MODALITA’ E CRONOPROGRAMMA DELLE FASI
ATTUATIVE
Al progetto Definitivo seguirà il progetto Esecutivo secondo
quanto indicato dall'art. 16 della Legge 11 febbraio 1994 n.109 e s.m.i.
Gli interventi previsti nel presente Progetto Definitivo sono
riconducibili a opere di restauro e risanamento conservativo, secondo quanto
indicato alla lettera c) dell'art.31 della Legge 457/78.
Nella successiva fase progettuale prevista, si provvederà
all'elaborazione degli opportuni elaborati e schemi grafici, nelle relative
scale.
CRONOPROGRAMMA
Le tempistiche del presente cronoprogramma confermano quanto
già definito nel progetto preliminare e sono così definite:
30 giorni per la sviluppo tecnico del progetto esecutivo;
240 giorni per le pratiche di affidamento come da dati
forniti dall'Ufficio Contratti;
180 giorni per l'esecuzione dei lavori di cui il presente
progetto.
Si precisa che alla definizione delle tempistiche
sopraindicate saranno da aggiungere tutti i tempi dovuti alle varie
autorizzazioni da altri Enti preposti sia ai controlli sia ai finanziamenti
(Soprintendenza).
Il collaudo tecnico-amministrativo avverrà in
corso d’opera in base all'art.187 comma 2 del Dpr 554/1999 in quanto la
direzione lavori è stata affidata ai sensi dell'art.27 comma 2 della Legge.
Per ogni attività sopra esposta, si deve considerare il
relativo tempo di approvazione, individuabile solo contestualmente agli sviluppi
delle varie fasi dei procedimento.
Novara, 15 dicembre 2001
I Progettisti
Arch. Paolo Colombo
Prof. Arch. Cesare Feiffer
Prof. Ing. Lorenzo Jurina
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
Ing. Piero Scroffi
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