Destinazioni d’uso compatibili alla valorizzazione del bene
Partendo dall’assunto fondamentale, già dimostrato ed ormai condiviso almeno
nello specifico contesto d’analisi, che è l’oggetto che deve informare e
definire il progetto e non viceversa, l’individuazione delle destinazioni
d’uso per il restauro di “Casa Bossi” dovrà permettere di far rivivere
l’identità propria dell’edificio, confermandola con coraggiosa onestà.
E’ pertanto assiomatico mantenere leggibile l’originaria destinazione
d’uso e riutilizzare il palazzo rispettando le specifiche prerogative per le
quali fu espressamente concepito: la residenza.
Appare altresì evidente, sia per motivazioni di carattere qualitativo quanto
per altrettanto valide connotazioni quantitative, osservare che sarebbe un
peccato inopportuno “limitare” l’edificio ad usi di tipo solamente privato
ed esclusivo.
L’eccezionalità degli spazi e delle strutture antonelliane permette infatti
contemporaneamente, quindi senza interferenze problematiche, conflittuali e
controproducenti, di individuare anche destinazioni d’uso di tipo pubblico
vario e di interesse culturale.
Ne consegue che la destinazione d’uso più congrua e pertinente il restauro
dell’edificio possa essere definita di tipo misto: questa infatti ne
permetterebbe una rifunzionalizzazione appropriata e compatibile, quindi
corretta e sostenibile.
Sostanzialmente possono essere
individuati cinque diversi ambiti d’uso:
-
l’alloggio del custode e la
portineria
-
le residenze abitative
-
gli usi pubblici di interesse
culturale
-
gli spazi ed i percorsi di
fruizione antonelliana
- i servizi accessori, tecnici e tecnologici di varia natura