4.4 - PRIORITA’ OPERATIVE
A conclusione della presente trattazione, al fine di sintetizzare in termini riassuntivi e prettamente operativi alcuni possibili interventi di facile ed immediata attuazione, si riporta un elenco orientativo di opere, che potrebbe rappresentare un primo solerte ed efficace intervento pratico di innesco del processo di recupero che Casa Bossi reclama ormai da troppo tempo.
Gli interventi elencati sono limitati e circoscritti, apparentemente semplici e, in genere, inquadrabili in opere di ‘manutenzione ordinaria’ che potrebbero facilmente trovare attuazione nel brevissimo tempo contribuendo enormemente nel concorrere a produrre importanti esiti altamente positivi per l’auspicata evoluzione del recupero generale del bene, precedentemente ipotizzato nella sua integrità.
Anche se di piccola entità e di modesto impegno, qualora si
confrontassero con la complessità delle opere di restauro, questi interventi
non devono essere sottovalutati ed eseguiti superficialmente.
In particolare si raccomanda un preciso coordinamento degli stessi ed una
direzione dei lavori particolarmente attenta, sensibile e ricettiva.
Infatti da queste operazioni introduttive e preliminari, ma in certi casi
urgentemente indispensabili, ci si deve attendere molto più di quanto
apparentemente ci si possa aspettare o preventivamente supporre.
Occorre quindi predisporre un programma di tali lavori e seguirne gli sviluppi
successivi documentandone gli esiti ed assumendone i contributi che
indubbiamente ne scaturiranno.
Una prima fondamentale operazione che deve coinvolgere l’intera
struttura riguarda la pulizia della stessa.
Pulizia intesa nell’accezione più banale e diffusa del termine.
Occorre infatti liberare dalla polvere, dalle ragnatele, dall’accumulo di
sporcizia, ma anche dai rifiuti, dall’immondizia, dagli escrementi, dai
materiali di risulta degli ultimi interventi effettuati, ecc. l’intera
struttura: indifferentemente dalle cantine ai sottotetti compresi.
Evidentemente questa operazione, diffusa e coinvolgente in toto l’edificio,
deve essere condotta con circospezione, cautela e prudenza.
Infatti oltre alla certezza di rinvenire ‘reperti’ vari (v. in paragrafo
4.3, opere comuni), che non vanno comunque allontanati, esiste
contemporaneamente l’altrettanto probabile eventualità di non prestare la
dovuta attenzione, o accidentalmente confondere, alcune parti distaccate dell’apparato
di rivestimento e finitura, ad esempio delle pavimentazioni dell’edificio
(quali mattonelle, tessere, tavolette e listoni, ecc.) e determinare il fortuito
conferimento in discarica.
Date le condizioni attualmente esistenti, anche solo quest’operazione di
preliminare pulizia generale, richiederà tempi, impegno e risorse di non poco
conto.
Una seconda fondamentale operazione in questo contesto deve
riguardare un intervento cospicuo e possibilmente duraturo, quando non
definitivamente risolutivo, che interessi specificamente i cortili
posteriori ed il giardino antistante.
Nei giorni 5 e 6 aprile scorsi è già stata effettuata una prima consistente,
ma generale e sommaria pulizia di questi ambienti, con operazioni
sostanzialmente di rasatura dell’erba, potatura di alcune piante e taglio al
piede di numerosi arbusti spontanei, ormai di considerevoli dimensioni e
quantità, con successivo decespugliamento delle varie presenze infestanti,
incontrollatamente diffusesi nel giardino.
Non basta. Da questo scenario finalmente sfrondato e riportato entro limiti più
accettabili, anche solo di decoro, (prima non era possibile neanche osservare la
facciata dell’edificio che, seppur in un periodo di fogliazione ancora molto
limitato, risultava essere occultata anche ad un’occhiata qualsiasi di un
passante, … figurarsi se sarebbe stato possibile controllarla quotidianamente
o monitorarla in uno specifico contesto di tutela e salvaguardia …), è
necessario andare oltre.
Infatti l’impianto radicale, ad esempio, non è stato estirpato, e questa
notevole presenza continua ad intaccare le strutture.
Il tronco di alcuni arbusti abbattuti aveva ormai abbracciato ed inglobato parte
della recinzione metallica, così come le stesse radici hanno innescato un
processo di deformazione della base lapidea della stessa, e non solo di quella.
Dalla pulizia effettuata sono emerse quantità elevate di rifiuti diversi
(lattine, bottiglie, ma anche molto altro) che punteggiano il giardino
vergognosamente, rischiando di contribuire ad amalgamare il tutto e favorire il
già elevato degrado di altri elementi qui presenti (balaustre lapidee crollate
dal portico del pronao, decorazioni e particolari metallici staccati dalla
recinzione, ecc.), che invece devono essere al più presto recuperati.
Anche in questo secondo ambito, comprensivo dei cortili interni, così come per
il precedente, è necessario provvedere adeguatamente e con sollecitudine,
attuando le metodologie appositamente ricordate in precedenza.
Una terza operazione di grande importanza ed in alcuni casi
indispensabile per poter permettere la prosecuzione delle indagini conoscitive
ed il loro relativo approfondimento, riguarda la necessaria rimozione di
alcune ‘pannellature’ di rivestimento verticale, a zoccolatura degli
ambienti prevalentemente del piano terreno, realizzate in pannelli di compensato
e/o masonite, che sono in parte pericolanti ed abbondantemente fatiscenti, in
misura tale da ‘contagiare’ le murature e gli infissi lignei ad essi
adiacenti, intaccandone, ove rimasti, l’integrità e comunque favorendone l’evoluzione
del processo di marcescenza.
Allo stesso modo andranno trattai i ‘brandelli di carta da parati’ che hanno
rappresentato gli ultimi grossolani tentativi di rifinitura degli ambienti e si
dimostrano strappati, laceri e decoesi, oltre che impropri ed incompatibili.
Insieme alle operazioni di liberazione degli elementi
sopraccennati è necessario intervenire con opere di rimozione e sgombero.
In particolare si segnala la necessità di liberare selettivamente le
macerie del crollo di un solaio ligneo presente nella campata anteriore centrale
del piano terreno.
Nel locale, inagibile a seguito del crollo avvenuto ed il cui accesso è
ostruito dalle macerie ed impedito da una protezione, sono presenti tramezzature
per la creazione di servizi igienici, che rappresentano evidenti superfetazioni
da rimuovere.
Ugualmente bisognerà provvedere alla liberazione di altre tramezzature
aggiunte, elementi divisori contrastanti, ecc.
Allo stesso modo dovranno essere rimossi tutti gli impianti elettrici, termici,
idrico-sanitari, ‘di fortuna’, con relative canalizzazioni e tubature, che
infestano impropriamente vari ambienti.
Fa parte di questa fase anche l’abbassamento ed il conseguente allontanamento
alle PP.DD. dei materiali di sfrido e risulta, presenti nel sottotetto del corpo
principale dell’edificio, imputabili ai recenti lavori di intervento sulle
coperture, quali scarti e macerie, ma anche immondizie varie e fogli di
cellophane che, fra l’altro, condizionano la corretta traspirazione dei
materiali, già di per sé molto provati.
Giunti nei sottotetti converrà ricordare un’operazione
che, molto probabilmente dovrebbe essere svolta, almeno per le parti possibili
senza l’ausilio di specifici e particolari grandi ponteggi, preliminarmente ad
ogni altra: intervenire sulle perdite dell’attuale copertura che,
oggettivamente, risultano più d’una.
Oltre alle diffuse mancanze di tenuta delle coperture va ricordata l’assoluta
irrimandabile necessità di provvedere con immediatezza a smaltire
opportunamente gli scarichi (in particolare i pluviali della facciata
principale) che oggi convogliano le acque raccolte disperdendole liberamente
alla base dell’edificio e da qui nelle murature, cantine e fondazioni
sottostanti, con tutte le gravissime implicazioni che questo comporta.
Parimenti si dovrebbe intervenire sulla terrazza interna del primo piano e sul
sottostante ‘atrium’ che, in proposito, non hanno subito intervento alcuno e
continuano a favorire incondizionatamente l’infiltrazione e la diffusione
delle acque piovane nelle diverse strutture di quella importante parte della
costruzione.
In questo contesto appare ulteriormente conveniente sottolineare come uno specifico
programma di recupero degli errori commessi in questo campo,
debba necessariamente trovare attuazione, magari con un inserimento di tali
lavori, nella prima reale opportunità operativa di intervento.
Dopo aver affrontato le operazioni precedenti, tutte
essenzialmente rivolte alla pulizia, sgombero e liberazione di vari agenti
comunque funzionali all’alimentazione del processo di degrado, è necessario
intensificare quest’azione operando con interventi più mirati e delicati,
tesi ad una più ‘visibile’, ma soprattutto sostanziale, opera di salvaguardia
e tutela specifica.
Così risulterà opportuno effettuare una serie di smontaggi accurati, ad
esempio di serramenti ed infissi, per la loro messa in sicurezza che ne
eviti crolli e cadute e ne consenta il preservamento, per il futuro corretto
restauro.
Evidentemente ogni pezzo dovrà essere inserito in un apposito catalogo,
fotografato in situ e precisamente identificato con una sua codificazione,
quindi imballato ed immagazzinato opportunamente, per permetterne la custodia
temporanea e sicura, in funzione del successivo restauro conservativo e
riutilizzo pertinente.
Chiudono la serie di operazioni preliminari qui sommariamente
elencate, le diverse opere di presidio, a protezione e difesa, di
chiusura e riparo, che devono contribuire a mantenere il monumento ed a
favorirne il corso dei restauri.
Queste opere rappresentano interventi a carattere provvisionale, ma
ragionevolmente si presume debbano servire per un arco di tempo abbastanza
consistente ed in questo contesto dovranno essere attentamente e consapevolmente
progettate in modo specifico.
Concludendo si ritiene che, operando diversamente da quanto si è cercato di contribuire a chiarire in questa non facile trattazione e muovendosi al di fuori delle sequenze che si è scelto di proporre, con buona probabilità si rischierebbe di utilizzare in modo poco opportuno e funzionale, ingenti risorse intellettuali, tecniche, economiche e finanziarie, e quasi certamente non si potrebbero garantire esiti consoni alle importanti ipotesi progettuali formulate, forse ambiziose, ma che l’antonelliana Casa Bossi di Novara, ribadiamo, certamente merita.