
Bruno Lattanzi
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Bozza di programma per le elezioni comunali di Novara
Il Partito della Rifondazione Comunista di Novara si è
impegnato in un confronto programmatico stringente con forze politiche, sociali,
associazioni, movimenti della sinistra novarese e di una più diffusa opinione
democratica attenta alla vivibilità cittadina. A questo scopo ha individuato
alcuni obiettivi qualificanti sui quali continuare il confronto che nascono
dalla natura stessa della critica che il PRC muove all’operato della giunta di
centrosinistra che ha governato la città in questi ultimi anni.
Il nostro è un giudizio molto severo perché il centrosinistra novarese ha, in
primo luogo, mancato l’obiettivo di dare una scossa, di imprimere una svolta
al modo di amministrare che ha caratterizzato per lunghi anni il governo della
città fino a consegnarla alla Lega e determinando un crescente distacco e un
diffuso astensionismo di donne e uomini e di ampie aree della cultura di
sinistra, democratica e progressista di Novara.
Non si tratta, quindi, di un giudizio critico su singole cose fatte o non fatte,
pure presente e legittimo, ma di una critica più di fondo a un modo di
amministrare che
ha assunto il “far quadrare i conti” come obiettivo primario e unico, a prescindere dalla qualità delle soluzioni date ai problemi;
non ha fatto nulla per arrestare, anzi ha accelerato, processi di esternalizzazione e privatizzazione di servizi e funzioni di carattere prettamente ideologico e propri di una cultura liberista in cui precarizzazione del lavoro di operatrici e operatori del servizio è molto spesso sinonimo di abbassamento della qualità del servizio per gli utenti;
non ha risolto, anzi ha ignorato, problemi di ambiente (ciclo dei rifiuti, elettrosmog, ecc.) e di vivibilità della città e delle sue periferie (sempre più periferiche);
ha ignorato l’impatto che sulla città hanno, e soprattutto avranno, grandi interventi infrastrutturali (dalla Malpensa all’Alta Velocità) e che, non riuscendo a produrre il nuovo PRG si è caratterizzato con interventi (varianti, PRU, PRUST) il cui segno politico è rappresentato da un’efficienza e un’efficacia costruite sull’allentamento di vincoli e compatibilità più generali;
che non si è certamente caratterizzato su una lotta intelligente agli stereotipi del senso comune su immigrati, criminalità, prostituzione, ecc. che alimentano quelle subculture xenofobe, razziste, contro le diversità e che formano una miscela esplosiva molto pericolosa per la cultura e la convivenza civile del nostro paese.
Tutto ciò è aggravato dal fatto che questi sono stati gli
anni in cui il processo di trasferimento di deleghe e poteri verso il sistema
delle autonomie locali ha conosciuto una notevole accelerazione, molto spesso in
nome di un federalismo tutto ideologico e privo di un adeguato trasferimento di
risorse finanziarie e professionali, alimentando per questa via processi assurdi
di privatizzazione ed esternalizzazione di servizi e funzioni. In tutto ciò
Novara ha completamente mancato un ruolo positivo e intelligente di capofila di
un territorio (la città da sola rappresenta un terzo della provincia) in grado
di coagulare volontà, intelligenza e risorse per caratterizzare i processi di
decentramento come avvicinamento ai cittadini di un partecipato potere di
decidere e di una partecipata azione di controllo sull’uso delle risorse.
Per il PRC amministrare una città significa anche:
dare senso politico a una comunità, organizzando e attivando processi di partecipazione
promuovere e dare spazio alle culture critiche e alla loro capacità d’intervento;
promuovere e far vivere spazi di aggregazione intelligente e autogestita;
costruire sedi e attivare processi di un positivo interscambio generazionale;
valorizzare processi di aggregazione delle donne e riconoscerne le capacità concrete prima ancora che astratti diritti;
organizzare battaglie politiche partecipate contro un malinteso federalismo dello stato che si è concretizzato nelle finanziarie degli ultimi dieci anni con un taglio di risorse trasferite agli enti locali pari a sessantamila miliardi di lire all’anno.
Questo ordine di ragionamenti rappresenta per il PRC il fine politico di un programma di governo della città che si deve sostantivare in punti programmatici concreti che assumano come obiettivi di fondo rispetto ai quali orientare tutte le azioni tre questioni:
La piena occupazione, il lavoro e la sua qualità;
La salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del territorio;
Il rispetto e l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone.
Sanità e assistenza
Si è sviluppato negli ultimi mesi uno strano dibattito su un
nuovo ospedale a Novara che è diventato la palestra per interventi di segno
diverso e di tipo elettoralistico. Si tratta di un dibattito pericoloso perché
indicativo di come gli interessi forti (si pensi al business che una tale opera,
dalla progettazione alla realizzazione, muoverebbe) possano saldarsi a una
visione tutta medicalizzata della salute falsando così le priorità d’intervento
e di dislocazione delle risorse nella sanità.
Altre sono, e non solo per il PRC, le priorità della sanità novarese. In primo
luogo la costruzione e l’operatività dei distretti, intesi come circolazione
organizzativa e territoriale delle attività sociosanitarie.
Il distretto deve essere il luogo
di lettura (indagini epidemiologiche, ricerche e monitoraggio sulla situazione della popolazione anziana, sugli ambienti di lavoro, ecc.) e interpretazione della domanda di salute;
dove rendere esplicita e praticata la priorità di una politica di prevenzione;
dove ricostruire un forte collegamento tra sanità e assistenza, sapendo che una domanda semplicemente assistenziale non intercettata al momento giusto e nel luogo opportuno si trasforma in domanda sanitaria, per sua natura più onerosa.
È pertanto necessario animare un confronto e un’iniziativa
partecipata che determinino prioritariamente la dislocazione su questo fronte
delle risorse necessarie e si ponga anche esplicitamente la finalità di
ricostruire un intervento di controllo e di indirizzo della politica e delle
istituzioni elettive sulla gestione della sanità (e dell’assistenza), che
rischia ormai la totale autoreferenzialità.
Per l’Ospedale Maggiore di Novara c’è poi l’esigenza di affrontare in
modo diverso il problema della localizzazione universitaria sapendo che le
legittime esigenze di qualificazione accademica e di ricerca non possono essere
messe, di fatto, in concorrenza con la struttura ospedaliera. Le esigenze
territoriali di salute devono diventare l’asse attorno al quale riprogrammare
esigenze, aspirazioni e risorse professionali.
Per quel che riguarda, più specificamente, l’assistenza è necessario
istruire un confronto serio, coinvolgendo in primo luogo le associazioni
rappresentative degli utenti, sui processi intervenuti nei servizi, ricostruendo
in alcune situazioni momenti di gestione diretta. Contestualmente, poi, vanno
costruiti i parametri (capitolati d’appalto, applicazioni contrattuali,
risorse professionali, dati qualitativi che non partano soltanto dal massimo
ribasso) per una forte selezione nella gestione dei servizi, diventata molto
spesso un veicolo di precarizzazione del lavoro e scarsa qualità del servizio
con il fiorire di pseudoaziende e pseudocooperative.
Le aziende ex-municipalizzate
Il PRC non ha condiviso i processi di
aziendalizzazione-privatizzazione che hanno interessato le aziende
municipalizzate perché guidati prevalentemente e ideologicamente dall’obiettivo
di ridimensionare l’intervento pubblico e da criteri di economicità
strettamente aziendalistici che esternalizzano e scaricano sulla collettività
costi pesantissimi (l’ambiente, il traffico, la vivibilità urbana, la
sicurezza, ecc.). Non era obbligatorio farlo così rapidamente, ma le decisioni
assunte dalla giunta di centrosinistra di Novara stanno ormai mutando in S.p.A.
l’assetto delle ex-municipalizzate. Nella situazione che si è definita è
importante che, con convinzione, si tenti di mantenere totalmente pubblico il
pacchetto azionario, almeno fino a quando la legislazione nazionale lo consente,
e, in ogni caso, si attuino le azioni necessarie per far svolgere a queste
aziende un decisivo ruolo di indirizzo, gestione e governo dei processi di
riforma dei settori decisivi per la qualità e la vivibilità di una città e
del suo territorio quali il ciclo dei rifiuti e il trasporto locale.
Per quanto attiene all’ASSA, il Comune deve affrontare e risolvere una
questione aperta da anni. “Padrone” dell’ASSA, “azionista di maggioranza”
del Consorzio Rifiuti del Basso Novarese, ha accettato supinamente, quando non
alimentato, un costante conflitto tra le due entità. L’azzeramento dei
vertici di Consorzio e ASSA sono il passaggio obbligato da un lato per la
costruzione del Consorzio unico su base provinciale e dall’altro per
caratterizzare l’ASSA su una politica di raccolta e smaltimento dei rifiuti
che faccia della raccolta differenziata spinta, anche in città, il perno di un
ciclo dei rifiuti rispettoso dell’ambiente e dell’economicità per gli
utenti. È proprio attorno al una seria riorganizzazione del ciclo dei rifiuti
che va guidato un progetto di ristrutturazione aziendale dell’ASSA. In questo
senso gli assetti proprietari dovranno essere la logica conseguenza di un’impostazione
che ne faccia lo strumento di indirizzo, governo e gestione del ciclo dei
rifiuti del Consorzio. Si tratta di un processo che riguarda in primo luogo i
vertici aziendali, le loro competenze e la loro capacità di mettere il
patrimonio rappresentato dall’ASSA nelle condizioni di acquisire le capacità
di decidere e guidare i processi di innovazione repentini e continui che
caratterizzano una tecnologia relativamente recente come il trattamento
industriale del ciclo dei rifiuti.
Analogamente si pongono per l’AMA-SUN problemi e scelte capaci di confrontarsi
con i processi di decentramento e di liberalizzazione che investono il trasporto
locale, avviato a diventare di totale competenza della provincia, mentre la
Regione assumerà la totale competenza del trasporto ferroviario locale. Questi
nuovi assetti devono misurarsi con i problemi di mobilità di persone e merci,
della sicurezza, del traffico cittadino, dell’ambiente e del territorio. In
più Novara, che rappresenta un nodo ferroviario molto importante con una ricca
rete di ferrovie locali che rischiano l’abbandono, subirà l’impatto dell’Alta
Velocità. In questo contesto occorrono scelte precise. Per noi i punti guida
sono:
una riorganizzazione del sistema attuale delle concessioni del trasporto locale che elimini le attuali storture (sovraffollamento in alcune ore, sovrapposizioni e abbandoni) con un sistema a rete, fortemente integrato con il sistema delle ferrovie locali;
la riorganizzazione del sistema della mobilità delle persone e delle merci attorno al reticolo delle ferrovie locali, con il contestuale ammodernamento del materiale rotabile;
la riduzione della presenza delle auto in città con la realizzazione di parcheggi d’interscambio esterni e con l’attribuzione di privilegi e priorità al sistema di trasporto collettivo;
promozione dell’utilizzo delle ferrovie locali anche per il trasporto delle merci, utile ad ammortizzarne i costi d’esercizio, in collegamento sia con il decollo del CIM che della necessità di piegare sempre più l’Alta Velocità verso un deciso utilizzo del trasporto ferroviario per le merci.
In tutto questo l’AMA-SUN rappresenta uno strumento importante, non l’unico, e decisivo per governare, indirizzare e gestire i processi che investiranno nei prossimi anni il trasporto localee cittadino. La sua riorganizzazione, la sua ristrutturazione, i suoi assetti dirigenziali e le competenze esistenti o da costruire e, infine, i suoi assetti proprietari, devono rispondere a questo ordine di questioni. Del tutto coerente con questa impostazione è l’organizzazione di un’iniziativa politica in grado di dettare profonde modifiche al disegno di legge del governo che cancella gli spazi per scelte diverse dalla privatizzazione “ideologica” e più rispondenti a situazioni diversificate.
Politiche di bilancio
Il PRC ritiene avventuristica e pericolosa l’impostazione
che la giunta di centrosinistra ha dato alle sue politiche di bilancio, in
particolare per ciò che attiene alle entrate e alla capacità di sostenere e
rafforzare i livelli dell’attuale spesa pubblica garantendo i servizi alla
collettività. Fin dall’inizio del suo mandato la Giunta ha scelto percorsi
sbagliati ancorché dagli esiti prevedibili. Nell’ambito di un processo
avviato da alcuni anni, a partire dalla legge 142 i comuni sono stati sempre
più investiti da un grado di autonomia crescente, anche se spesso più teorico
che reale. Ciò si è in pratica tradotto in progressivi, ma sostanziali, tagli
di trasferimenti statali compensati da un crescente grado di autonomia
impositiva. La capacità di amministrare si deve quindi sempre più misurare con
la capacità di adeguate politiche di spesa correlate ad autonome entrate.
Questo comporta una grande responsabilità anche a livello locale per le
politiche redistributive ed eque dei redditi e dei patrimoni. Il centrosinistra
fin dall’inizio del suo mandato, nell’agosto del 1997, ha deciso di delegare
a strutture private attività primarie nel campo delle politiche delle entrate
affidando a terzi con trattativa privata le attività di liquidazione e
accertamento sugli immobili e su altri tributi. Le conseguenze sono state
disastrose. A parte il “disastro contabile”, evidenziato già nel 1998, con
un buco superiore ai quattro miliardi (che non ha ridotto le centinaia di
milioni di profitti dei privati cui sono state affidate attività connesse alle
politiche delle entrate) il Comune ha abdicato a un suo ruolo fondamentale come
quello di garantire giustizia ed equità sociale e fiscale. Nella sostanza non
si è voluto organizzare in proprio una delicata e propulsiva funzione (magari
coinvolgendo le rappresentanze dei lavoratori interessati), riorganizzando i
servizi a partire da una ridefinizione appropriata delle dotazioni organiche
potenziando, dove necessario, gli stessi servizi con nuove e qualificate
assunzioni.
L’esternalizzazione di servizi così importanti e delicati è divenuta quasi
un “modello”, tanto da essere successivamente estesa anche ad altri settori
ugualmente delicati come quello della gestione delle strutture per i portatori
di handicap, con appalti al ribasso e un conseguente abbassamento nella qualità
dei servizi. Contestualmente si è dato avvio all’introduzione di una
massiccia flessibilità del personale senza precedenti e che ha determinato una
ribellione “storica”, come lo sciopero generale dei lavoratori del Comune
nel marzo 1999 che aveva tra i bersagli anche il ruolo concertativo assunto dai
sindacati della funzione pubblica. La giunta di centrosinistra, oltre a
perseguire, nei fatti, politiche neoliberiste con attacchi allo stato sociale e
ai diritti dei lavoratori, ha innalzato la pressione fiscale a svantaggio dei
ceti più deboli, dei lavoratori dipendenti e di chi produce ricchezza. Novara
è stata tra i pochi comuni ad aver utilizzato fin da subito la possibilità
facoltativa di applicare l’addizionale IRPEF nella misura massima. Per
incapacità e mancanza di progettualità, poi, l’amministrazione comunale non
ha saputo impedire il costante lievitare della tassa sui rifiuti a fronte di un
servizio di organizzazione e raccolta arretrato rispetto a quello della
maggioranza dei comuni della provincia e di una consistente evasione facilmente
contrastabile con l’incrocio di dati a disposizione (fino a qualche anno fa
dall’incrocio tra le partite delle utenze elettriche e quelle dei rifiuti
risultava uno scarto di ben settemila unità!).
Nell’ambito delle politiche di bilancio la proposta del PRC si articola su due
punti fondamentali:
un’azione tesa a ridurre spese non sufficientemente giustificate (consulenze esterne, progettazioni per opere pubbliche a esterni, ecc.) come è stato anche per il City Manager o per l’affidamento a terzi di incarichi dirigenziali pur in presenza di una sufficiente dotazione organica;
un’azione tesa a promuovere una campagna per recuperare evasioni tributarie, rifiuti, IRAP e altre imposte e tasse comunali, soprattutto quando vi sono riscontri certi attraverso l’incrocio di dati diversi, e per l’Ici con l’aggiornamento delle destinazioni d’uso e delle nuove rendite catastali. È prioritario che tali iniziative di recupero non siano più affidate a società esterne che già tanto hanno lucrato sugli aggi provocando un impatto negativo e oneroso sui cittadini. È invece importante che il recupero delle evasioni si attui attraverso una riorganizzazione e potenziamento delle strutture e dei procedimenti amministrativi dell’Ente.
Questa riorganizzazione si rende oltremodo urgente e attuale
anche ai fini di quello che il Comune sarà tenuto a fare nei confronti delle
nuove strutture del Ministero delle Finanze che dal 1° gennaio 2001 si è
ristrutturato con una vera e propria organizzazione di stampo privatistico (!)
sostituendo le Agenzie Fiscali agli uffici per la gestione di imposte, catasto e
demanio. Questo nuovo sistema assegna compiti in così delicate e fondamentali
materie a forme di carattere privatistico basate sull’autoreferenzialità
(stante il valore marginale del rapporto con il Ministero) e sull’autofinanziamento
determinato dall’inglobamento di una parte del gettito recuperato che relega
il cittadino al rango di un “fattore della produzione”. In sintesi c’è il
concreto rischio di consegnare i cittadini, soprattutto le fasce più deboli, in
mano ai forti potentati economici, autoreferenti e autofinanziati. Per queste
ragioni è auspicabile l’istituzione nelle Agenzie di organismi di controllo e
verifica simili alla Camera Penale presso i tribunali e a forme di
collaborazione attiva con il Comune prevedendo la ricostituzione di forme di
controllo democratico analoghe ai vecchi Consigli Tributari con la presenza
delle organizzazioni rappresentanti i lavoratori, le categorie produttive, i
ceti più svantaggiati e i consumatori. Un’attiva collaborazione del Comune
sul recupero dell’evasione dell’IRPEF con l’introito di una quota di
quanto recuperato può rappresentare un efficace strumento di lotta all’evasione
fiscale e, nel contempo, una risorsa. Ciò, d’altra parte, si rende necessario
anche per verificare la corretta e diversificata contribuzione sulla base dei
redditi per i servizi a domanda individuale (asili nido, mense, trasporti, rette
per anziani, ricoverati, ecc.) garantendo l’accesso ai servizi e alle
prestazioni sociali tramite una corrette ed equa applicazione dell’ISEE
(indicatore della situazione economica equivalente).
A questo proposito proprio per garantire l’accesso ai servizi e alle
prestazioni sociali secondo il sistema di partecipazione previsto dal D.L.
109/98 è indispensabile che nel regolamento applicativo siano previsti principi
di
gradualità nella contribuzione che rispondano a criteri di equità in relazione alle condizioni economiche effettive
pubblicità e trasparenza delle metodologie di valutazione delle condizioni economiche
definizione di procedure semplici per le richieste delle esenzioni e delle agevolazioni
Va perseguita una politica tariffaria che introduca elementi
di salario minimo sociale al fine di favorire i disoccupati e i ceti sprovvisti
di reddito
Sull’ICI il PRC ribadisce le proposte già formulate nel programma delle
precedenti elezioni comunali, tese a eliminare o ridurre in maniera sostanziale
la tassa sulla prima casa per redditi medio-bassi. L’esenzione assoluta dell’ICI
sulla prima casa è un obiettivo che il Comune di Novara può perseguire, anche
se esso va riferito alle categorie (A/3, A/4, A/2) di tipo medio popolare,
escludendo dall’esenzione assoluta i villini e le case di lusso. Tutto ciò è
possibile rideterminando l’aliquota per la prima casa al 4‰ con deduzioni
fino a £. 500.000 (che porterebbe all’esenzione totale per le abitazioni con
un valore fino a £. 125.000.000). Gli importi attuali derivati dall’ICI sulla
prima casa oscillano tra il 23% e il 30% degli incassi totali ICI e potrebbero
essere compensati applicando l’aliquota del 7‰ e verificandone l’effettiva
attuazione sulle abitazioni sfitte (è stata prevista per l’anno 2000 ma
scarsa risulta l’effettiva capacità di verifica). Particolare attenzione va
poi posta al recupero dell’ICI derivante dalle aree edificabili.
Infine, come già detto, è necessario ai fini di un’equa politica di
giustizia fiscale e di ridistribuzione dei redditi l’immediato ripristino di
tali funzioni nella potestà dell’Ente con il completamento della dotazione
organica e l’eliminazione di ogni forma di rapporto precario. L’utilizzo di
risorse interne va avviato contestualmente alla costruzione di professionalità
che sulla questione della lotta all’evasione proprio con le risorse recuperate
possono, nei fatti, autofinanziarsi.
Scuola: punti programmatici essenziali.
Nidi
Attualmente l’offerta del servizio può soddisfare solo una piccola parte
delle richieste. E’ prioritario ampliare strutture e numero degli addetti
onde, nell’immediato, garantire la fruizione del servizio a tutti gli utenti
che sono in lista di attesa; in tempi più lunghi l’obiettivo che si intende
perseguire è il raggiungimento di almeno il 50% della popolazione interessata.
Materne
Occorre difendere e valorizzare la presenza e la qualità delle scuole materne
municipali verso le quali va il gradimento dell’utenza novarese, prevedendo,
progressivamente, una drastica riduzione dei finanziamenti a favore delle scuole
materne private convenzionate, al fine di potenziare l’offerta pubblica del
servizio.
Obbligo
Rafforzare e qualificare l’offerta di laboratori, biblioteche, strutture
sportive sul territorio, al fine di offrire opportunità educative ad implemento
delle attività didattiche della scuola pubblica, in modo tale da raccordare l’esperienza
scolastica con il territorio.
Handicap
Dopo il passaggio alle dipendenze dello stato degli operatori scolastici,
occorre verificare che tutti gli utenti continuino a fruire dei servizi
necessari, in caso contrario si propone di ripristinare il servizio integrativo
per l’assistenza specializzata ai portatori di handicap.
Tariffe
Occorre rivisitare tutto il sistema tariffario improntandolo a maggiore equità
contributiva, prevedendo scaglioni di reddito per milione, in modo tale da
rendere le tariffe direttamente proporzionali all’effettivo reddito netto
delle famiglie
Trasporto studenti
Tenuto conto dell’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni, occorre
estendere la gratuità del servizio pubblico di trasporto a tutti gli allievi in
età di obbligo, al fine di consentire l’effettivo godimento del diritto allo
studio
Scambi e soggiorni
Potenziare l’offerta dei soggiorni estivi ed invernali e degli scambi
scolastici garantendone il più ampio utilizzo da parte degli allievi
appartenenti a famiglie a basso reddito.
Decentramento e partecipazione
L’amministrazione di Novara ha articolato, nel corso degli
anni, il proprio territorio in 13 Circoscrizioni cittadine. Esse, operando quali
organismi di partecipazione, decentramento, consultazione e gestione di alcuni
servizi di base, hanno sviluppato certamente un ruolo indifferibile per una
buona amministrazione comunale e cioè, dove sono state in grado di farlo, hanno
allargato la platea della partecipazione ed innescato dinamiche di
coinvolgimento degli strati popolari.
Democrazia, partecipazione e decentramento sono infatti valori sui quali deve
poggiare la convivenza delle comunità locali.
Le riforme istituzionali di questi ultimi anni e la crisi della politica degli
anni ‘90 hanno visto indebolirsi il ruolo stesso degli organismi di controllo
e di partecipazione che negli anni precedenti avevano permesso conquiste e
diritti, soprattutto in una fase in cui fenomeni di urbanizzazione selvaggia si
connettevano ad una maggiore consapevolezza delle proprie condizioni sociali e a
momenti di rivendicazione per una maggior qualità della vita nel territorio
urbano e dei servizi.
L’introduzione di più ampi meccanismi di delega istituzionale, come ad
esempio l’elezione diretta dei Sindaci e la concentrazione dei poteri nelle
mani degli esecutivi -compreso il ruolo sempre più discrezionale dei
dirigenti-, non solo si è rivelato inefficace nell’avvicinare i cittadini
alle istituzioni ma ha nei fatti esautorato e bloccato lo sviluppo di molti
organi di partecipazione e il processo stesso di decentramento.
Non solo. Dal 1996 ad oggi, nonostante le buone parole dell’attuale
amministrazione, sono state ridotte le risorse verso i CDQ. Infatti, mentre nel
1996 la spesa generale raggiungeva i 755 milioni, nel 1999 era invece di soli
429 milioni nonostante siano aumentati sia il numero dei Consigli convocati (da
138 a 156) sia quello delle delibere approvate (da 208 a 325).
La revisione dello Statuto del Comune, quindi, deve saper riaprire l’intera
discussione sulla democrazia-partecipazione-decentramento necessari a spezzare i
processi di delega che tendono ad allontanare il cittadino come protagonista
centrale. Qualsiasi ipotesi di revisione deve porre in essere: l’aumento dei
poteri, delle risorse e della rappresentanza sociale. Solo attraverso tali
principi è possibile ottenere quella partecipazione qualificata necessaria a
rendere le Circoscrizioni strumenti efficaci alla soluzione dei bisogni reali.
Vanno respinte, su questa base, tutte quelle ipotesi di modifica del sistema
elettorale per le Circoscrizioni che, con l’obbiettivo di garantire la
stabilità, finiscono per essere completamente slegate dalle reali
rappresentanze sia politiche sia sociali presenti, finendo per rappresentare gli
interessi di gruppi autoreferenziali e accentuando in tal modo quel fenomeno di
degrado della politica che si esprime nella personalizzazione di essa, dove
popolarità e fama contano più di idee, progetti e risultati concreti.
Il meccanismo elettorale proporzionale è l’unico in grado di rappresentare
una partecipazione realmente democratica e qualificata.
Anche nell’azione amministrativa delle stesse Circoscrizioni occorre ridare ad
esse un ruolo centrale nell’elaborazione delle scelte dell’amministrazione,
attivando precisi ed indifferibili pareri obbligatori su alcune scelte e
introducendo vincoli precisi.
Il progressivo distacco dei Consigli Circoscrizionali dalla gestione della
macchina comunale e le scelte politiche di rendere inefficaci alcuni percorsi,
anche in base all’attuale statuto, ha reso per alcuni versi le Circoscrizioni
semplici erogatrici di contributi ad associazioni e movimenti operanti nel
territorio, senza una reale capacità di programmazione degli interventi e delle
risorse mentre non risulterebbe sufficiente, seppur necessario, affidare alle
Circoscrizioni piccoli lavori manutentivi.
L’ambizioso obbiettivo che ci poniamo è quello di rilanciare le
Circoscrizioni come organismi di indirizzo dell’attività amministrativa sul
proprio territorio, introducendo la logica delle conferenze di servizi su
questioni che riguardano l’insieme di più soggetti pubblici (Es. Comune, ASSA,
SUN, Servizi Sociali, Farmacie, ASL, altre Circoscrizioni) e superando
organismi, quali il Comitato di Coordinamento delle Circoscrizioni, o proposte
inefficaci, quali l’inserimento dei Presidenti nel Consiglio Comunale come
consiglieri “esterni”.
Le Circoscrizione, qualunque sia il proprio numero nella città, devono
intervenire nella fase di indirizzo politico, di studio preliminare e di
progetto. Anche lo stesso Statuto che si vorrebbe modificare prevede appunto una
fase preventiva che, per chiare volontà politiche, nella maggior parte dei casi
è disattesa.
L’unico elemento necessario a ridare senso alla partecipazione popolare è
quello di aumentare ruolo e autorevolezza dei Consigli di Circoscrizione
introducendo vere e proprie Giunte di quartiere in grado di rapportarsi
direttamente con gli altri soggetti istituzionali. E’ necessario che, nella
fase della stesura dei programmi elettorali, siano chiare le proposte e gli
indirizzi di gestione delle Circoscrizioni anche aldilà delle competenze ad
esse assegnate proprio perché, in relazione al rapporto con l’amministrazione
comunale, devono essere in grado di formulare proposte che vengano poi
realizzate sul proprio territorio.
Sul piano della gestione delle risorse occorre aumentare sia la capacità di
spesa sia la possibilità di progettare interventi pluriennali.
Anche sulla questione dell’ambiente è necessario introdurre una delega
specifica alle Circoscrizioni, delega che andrebbe ad aggiungersi a quelle già
in atto: assistenza, cultura, sport, manutenzioni.
Delega che dovrebbe essere intrecciata a tutte le tematiche inerenti la città,
proprio perché una miglior qualità dell’ambiente si lega sempre di più ad
una migliore qualità della vita in generale.
Va inoltre affrontato il problema delle sedi e delle strutture attualmente
inadeguate agli stessi compiti attualmente affidatele. Perciò proponiamo che il
Consiglio Comunale approvi ogni due anni una relazione sullo stato delle sedi e
delle strutture delle Circoscrizioni unitamente ad un programma di adeguamento
delle stesse.
Una città da vivere
Anche su questo aspetto occorre invertire le politiche finora
attivate. La logica tesa al miglioramento del centro cittadino rischia di non
tener conto delle esigenze di una larghissima parte della città, e cioè di
quella maggiormente abitata, che necessita invece di interventi mirati ad una
riqualificazione urbana, ambientale e dei servizi.
Assistiamo da un lato ad un accentramento di strutture e servizi dislocate nel
centro cittadino mentre interi territori mancano di servizi, di spazi
aggregativi, di aree verdi e di svago. La stessa dislocazione degli esercizi
commerciali è indicativa e sintomatica. Mentre il centro detiene il record
assoluto in termini di punti vendita, nelle periferie i negozi lasciano il passo
a Centri commerciali con la conseguente svalorizzazione di interi quartieri in
termini di accessibilità e vivibilità, soprattutto per gli anziani, dove il
commercio al dettaglio (soprattutto generi alimentari e farmaci) potrebbe invece
svolgere anche un ruolo sociale non indifferente. Il centro, nonostante abbia
una popolazione inferiore agli altri quartieri e dinamiche immobiliari tendenti
ad escludere sempre più massicciamente i ceti medio-bassi, risulta essere il
quartiere più vivibile in termini di servizi mentre la crescita di nuovi
aggregati urbani (Es. a S. Agabio o nell’area di S. Rita) rischiano di
trasformarsi in quartieri dormitorio dove riemergeranno fenomeni di degrado
sociale e di abbandono soprattutto tra gli anziani e di emarginazione per i ceti
più bassi della popolazione. Infatti, mentre diminuiscono le dinamiche di
crescita della popolazione dagli 0 ai 29 anni, aumentano le altre fasce d’età
soprattutto quella dai 74 in su passata dagli 8074 del 1996 agli oltre 9000
attuali.
Ripartire dalle periferie significa considerare la città nel suo complesso e
non solo per il suo centro, immaginando un piano di sviluppo urbanistico
armonico e policentrico, dove il cittadino assuma un ruolo centrale rispetto
agli interessi molto spesso speculativi che gravano sulla città e sul
territorio.
Anche su questo aspetto, si gioca il ruolo delle Circoscrizioni che devono
essere messe in grado di intercettare e rispondere alle esigenze della
popolazione, soprattutto in quei quartieri dove spesso essa è l’unico luogo
di aggregazione sociale, dotandole di risorse ad hoc soprattutto con interventi
di tipo assistenziale e di inserimento sociale, anche in collaborazione con
associazionismo e volontariato che non possono e non devono sostituirsi al ruolo
di indirizzo proprio dell’ente pubblico.
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