
Enrico Nerviani
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Elezioni Amministrative del 13 maggio 2001 per il Comune di Novara.
Programma della lista “Città nuova” “Nerviani Sindaco”
Novara, cambiamenti radicali
La storia amministrativa di Novara è ricca di laboriosità,
di competenze e generosità, di attenzione alle aree sociali in cui più forte
si manifesta il disagio. La conseguenza di questa sensibilità si è tradotta
nel tempo in strutture e servizi in grande misura apprezzabili ed apprezzati
dalla comunità.
Ogni progetto onesto parte da questa osservazione che richiama tutti al dovere
di continuare progredendo, anche ora, mentre si impongono schemi nuovi suggeriti
da eventi fino a qualche anno fa ritenuti ipotesi astratte cui non riservare
seria e concreta attenzione.
In realtà, Novara sta conoscendo una trasformazione così profonda che trova l’uguale
probabilmente solo nel tempo della grande rivoluzione industriale di fine
ottocento e di primo novecento per il radicale cambiamento dei processi di
produzione ma anche per un’acquisita posizione strategica nei collegamenti
ferroviari e stradali Nord-Sud, Est-Ovest con l’Europa e, attraverso l’aeroporto
di Malpensa, con tutto il mondo.
Parlare di Novara europea, Novara internazionale non significa più fare
discorsi futuribili, ma descrivere uno stato di fatto, una prospettiva di
assoluta prossimità.
Occorre cogliere ora tutte le potenzialità di questi fatti di straordinaria
rilevanza, anche se con non limitati margini di rischio per un’ordinata
crescita sociale e per una corretta gestione del territorio.
Alta capacità ferroviaria, ampliamento e consolidamento di Malpensa,
collegamento ferroviario con lo stesso aeroporto, completamento del Centro
Intermodale delle Merci, tangenziale sud possono essere risorse per la crescita
del benessere sociale ed economico della comunità. Ma il governo pubblico dei
processi di realizzazione delle opere diventa un imperativo morale forte per
ridurre e contenere i rischi a cui già si è fatto cenno.
Di certo né Malpensa, né l’Alta Capacità ferroviaria con la loro clamorosa
incidenza sull’equilibrio del territorio non sono state né pensate né volute
dai novaresi. La volontà esterna ha prevalso su tutto. Ma così è, e non pare
che i tempi siano quelli di un cambiamento nel senso di un maggior
coinvolgimento nelle responsabilità decisionali prime degli enti locali. Eppure
vi sono ancora spazi per correggere e controllare procedure e azioni perché le
grandi opere non diventino opportunità per interventi dirompenti con danni
gravi ed irreversibili per il territorio e le comunità locali.
Il Comune di Novara dovrà esplorarli tutti e porsi come severo soggetto
interlocutore con i responsabili della realizzazione delle opere in questione.
Pare dunque non solo opportuno ma assolutamente necessario che la prossima
Amministrazione si doti di una struttura leggera ma penetrante che, sotto la
guida di un assessore e in scontato collegamento ”dipartimentale” con gli
altri assessorati più direttamente coinvolti, nonché con i Comuni più
fortemente attratti dal capoluogo, segua con puntualità quotidiana la vicenda
dei grandi interventi infrastrutturali che stanno interessando la città.
Territorio e rapporti intercomunali
Il rapporto di Novara con i Comuni del territorio circostante
è così scontatamente importante da non dover essere neppure richiamato. Ma
anni di dichiarazioni di intenzioni di buona volontà non hanno impedito un’espansione
urbanistica ed industriale di Comuni confinanti che non ha alcuna coerenza e
compatibilità con l’assetto del Comune di Novara e che è stato solo capace
di creare al sistema dei collegamenti stradali con il capoluogo difficoltà
crescenti. Esse stanno portando, per esempio, nell’area di San Martino e Santa
Rita, ad una vera e propria paralisi del traffico.
L’autonomia dei Comuni, anche di quelli di piccolissime dimensioni, nell’approvazione
rapida ed autonoma di varianti sostanziali accentuano i fenomeni di incoerenza e
polverizzano il principio della programmazione ordinata dello sviluppo del
territorio.
Non pare neppure sufficiente, per evitare la scomposizione di ogni criterio di
meditata ed armoniosa crescita l’approvazione di piani sovracomunali o del
Piano territoriale provinciale, per la loro limitata cogenza e la prevalente
caratteristica di strumenti ordinatori.
Sono essi, tuttavia, una ricchezza della quale servirsi da parte del Comune di
Novara, in un rapporto virtuoso con gli enti sovraordinati -Provincia e Regione,
titolari ciascuno di nuove o storiche competenze in materia di pianificazione
del territorio.
Lo sviluppo urbanistico di Novara non può che essere pensato in una dimensione
assai più vasta del suo attuale territorio, comprendente in primo luogo i
Comuni confinanti ad ovest e a sud con i quali il rapporto è obbligato e non
rinviabile.
I Comuni dell’Ovest Ticino sono già dotati di un puntuale strumento per la
gestione comune dei loro territori. I suoi effetti, pur tra inevitabili riserve,
si sono già positivamente ed efficacemente dispiegati.
Il tema delle varianti facili o più facili, introdotto con discutibile
entusiasmo dalla recente modifica della legge urbanistica regionale, è
diventato centrale nella recente storia del Comune di Novara che si è
incrociata con le decine di “Piani di riqualificazione urbana e sviluppo
sostenibile del territorio”, a loro volta diventati curiosa, obbligata
premessa alla variante generale del Piano regolatore della città.
Non se ne apprezza la filosofia e l’uso e si cercheranno per il futuro
modalità di informazione, di conoscenza e di controllo, soprattutto a livello
di quartiere, che consentano alla gente l’esercizio della titolarità del
giudizio primo circa la validità dei progetti di variante e di qualunque altro
strumento destinato a cambiare l’assetto urbanistico della città.
Rimangono assolutamente incomprensibili, scelta, determinazione e tempi per la
variante che muta la destinazione d’uso di area vincolata per motivi storici,
culturali ed ambientali al fine di realizzare un cimitero per animali.
Certamente era variante senza urgenza, certo non da inserire nell’ordine dei
lavori a fine mandato del Consiglio Comunale.
Il comprensibile desiderio di concludere iter impegnativi -anche se discutibili
sulle modalità di svolgimento- non può compensare il diritto all’approfondimento
puntuale e diffuso di temi che segneranno la vita di ogni cittadino novarese per
molti decenni.
Di qui l’obbligo di una rilettura puntuale dell’intera delibera
programmatica di variante generale, le osservazioni alla quale non sono comunque
di certo sollecitate né sollecitabili dal tempo elettorale al quale ci si è
appena accostati.
Città universitaria
Nelle prospettive di cambiamento delle caratteristiche della
città, ruolo altamente strategico non potrà non svolgere l’Università, alla
quale numerosi amministratori hanno riservato negli anni ininterrotte
attenzioni, svolgendo azioni, ai diversi livelli nazionale, regionale e locale,
perché cadessero resistenze e si superassero gli ostacoli legislativi e
burocratici che sistematicamente venivano alzati per rallentare il percorso o
addirittura impedire il perseguimento dell’obbiettivo.
La comunità novarese dà importanza alla sua Università, ne riconosce la buona
qualità, ma spesso pare considerarla corpo non omogeneo, ritardando quell’indispensabile
assunzione di coscienza di essere città universitaria, della ricerca avanzata,
insomma di élite culturale, quanto meno in settori specifici, quali la chimica,
la medicina, l’economia, la farmaceutica.
Il prossimo quinquennio dovrà vedere azioni concrete di raccordo tra il Comune
e l’Università, anche attraverso la ricomposizione di organismi che, in forma
adeguata ed anche diversa rispetto alle esperienze ormai concluse, sappiano
portare all’opinione pubblica meno attenta il senso, il valore e le
potenzialità del nuovo ateneo tripolare di cui Novara è parte fondamentale.
L’obbiettivo è: Novara, città universitaria, a tutti gli effetti, con le sue
sedi funzionanti, con un adeguato sistema di assistenza agli studenti, con un’intesa
programmata con i servizi della città, ma anche con la ricerca di un meritato
riconoscimento pieno, in primo luogo nella realtà piemontese e lombarda.
Scuola
La tradizione scolastica della città vanta una qualità
certamente al di sopra della media italiana.
Novara è stata tra le prime comunità a dotarsi di scuole materne alla fine del
secolo scorso e da allora tutto il suo sistema scolastico ha sviluppato azioni
su standard molto alti, spesso riferimento per numerose altre realtà del nostro
Paese.
La scuola novarese merita dunque una considerazione tutta particolare. Il Comune
se ne deve far carico, per la parte di competenza, specialmente -completata
apprezzabilmente l’indispensabile messa a norma delle strutture- con una
manutenzione adeguata, che costituisce da sempre uno dei problemi più seri per
il patrimonio delle strutture pubbliche sulle quali gli interventi si svolgono
abitualmente solo nelle situazioni di rilevante emergenza.
La progressiva acquisizione di autonomia degli istituti scolastici potrà
favorire l’assunzione di responsabilità più diretta, anche in tema di
manutenzione e gestione delle strutture e degli impianti. E' obbiettivo da
perseguire con convinzione e determinazione.
Ma se sono queste premesse importanti, un rapporto diverso e più forte tra
amministrazione e scuola, tra scuola e città, è il cuore di un’azione nuova
che dovrà contrassegnare la vita di Novara per i prossimi cinque anni. La
città ordinata, la città solidale, la città partecipata, la città efficiente
nascono anche da progetti educativi condivisi, di cui le scuole e il Comune
possono essere congiuntamente e autorevolmente promotori.
Ma persino nell’ambito della sperimentazione educativa e didattica, l’amministrazione
può svolgere azioni eccezionali, in specie nel tempo della riorganizzazione
complessiva della scuola e della creazione dei nuovi cicli, nonché della sfera
della scuola dell’infanzia dove i tre “sistemi” attualmente esistenti a
Novara -quello statale, quello comunale, quello privato - possono integrare,
approfondire d’intesa percorsi di ricerca e diventare laboratorio d’avanguardia
di livello nazionale.
E momento fondamentale, anche se con limitate competenze, il Comune dovrà
essere in tema di formazione professionale, come soggetto di raccordo fra le
istanze del mondo produttivo e l’attività dei numerosi enti gestori della
formazione, in scontata collaborazione con Provincia e Regione.
Il discorso della formazione professionale si collega a quello più specifico e
concreto del lavoro e delle modalità per avere informazioni per individuare i
canali più rapidi per accostarvisi.
Lo snellimento progressivo del sistema di avviamento al lavoro da tempo in atto
fa assumere un ruolo di maggior rilievo agli strumenti di informazione ai
giovani che il Comune ha già in parte attivato. Rimane la via maestra dello
stretto collegamento con le forze imprenditoriali, con le associazioni dei
commercianti e degli artigiani non sempre adeguatamente e coordinatamente
battuta nel tempo passato.
Su tutto il dovere di una rigorosa vigilanza sulle situazioni di crisi che hanno
assunto a volte dimensioni tali da costituire vere e proprie sofferenze per l’intera
città. Alcune di esse, nel lontano e nel recente passato, hanno trovato
soluzione nella determinata ed illuminata iniziativa dei Sindaci e delle
Amministrazioni Comunali.
Una città partecipata
I quartieri sono ormai una realtà consolidata, uno strumento
di democrazia insostituibile, riconosciuto e riconoscibile anche dall’area
più distratta della pubblica opinione. Questo non significa che essi non stiano
vivendo un momento di difficoltà, una crisi di fiducia in se stessi, per
presunta insufficienza di mezzi e di risorse che costituirebbe una delle ragioni
della poca attrazione che esercitano anche su cittadini che grande contributo
potrebbero dare alla vita amministrativa della città.
A correzione di limiti deprecati, pur in termini spesso esagerati (quando i
quartieri hanno voluto svolgere azioni significative e hanno messo in campo la
loro autentica autorevolezza politica, gli obbiettivi li hanno raggiunti tutti)
vi è ora una proposta di nuovo regolamento, interrotta nel suo iter da intoppi
procedurali, di cui si condivide gran parte del contenuto, fatta salva quella
relativa alle modalità di elezione del Consiglio, ispirata al criterio
maggioritario, con stratosferici premi di maggioranza che escludono di fatto
presenze politiche significative che un proporzionale assennato assicurerebbe
con saggezza.
Il futuro Consiglio ha il dovere di non lasciare degradare mai la vita di alcun
Consiglio circoscrizionale, come molto spesso è avvenuto, esercitando il
diritto, da consolidare, dello scioglimento e del rinnovo obbligato, prima della
naturale scadenza, a fronte di situazioni che paralizzano la vita del quartiere.
E’ questa la prima riforma da attuare: il rapporto stretto tra Amministrazione
Comunale e Quartieri, anche con l’obbiettivo di un prudente controllo della
regolarità della vita dei consigli circoscrizionali.
Novara della solidarietà
Novara è sicuramente tra le città segnate da maggior
benessere nel nostro paese. I depositi bancari ne sanzionano una posizione di
eccellenza. Ancor più dolorosa appare per questo, qui, l’area della
sofferenza e del bisogno che non sembra ridursi ma, al contrario, pare
estendersi a famiglie monoreddito o con persone in difficoltà a carico, un
tempo sicuramente lontane dalla fascia della povertà.
A fronteggiare i mille problemi che alle sofferenze personali e sociali sono
collegati vi è una apprezzabile rete di servizi pubblici e, miracolosamente, la
ben nota rete dei servizi resi dalle associazioni di volontariato, coordinate
ormai in modo positivo ed efficace.
Il recupero di nuove risorse per adeguare e migliorare le iniziative già in
atto nell’area del bisogno sembra possibile, anche con la pretesa del
riequilibrio della distribuzione delle quote regionali in materia di assistenza,
oltreché del reperimento in bilancio di disponibilità derivanti dal ritocco
delle fonti di entrata che hanno ancora margini di estensione.
Tre gli obbiettivi principali: la valorizzazione piena delle risorse umane del
volontariato attraverso intese forti con il Comune; una sempre maggior apertura
degli spazi “protetti” alla città; nuove strutture in risposta alla sempre
crescente richiesta di assistenza ad anziani non autosufficienti, e in
particolare ai malati di Alzheimer.
Nel settore dell’infanzia, la prossima amministrazione dovrà
considerevolmente ridurre le liste di attesa negli asili nido. Esse segnalano
necessità vere che meritano seria considerazione.
Per quanto riguarda il crescente problema dell’immigrazione, Novara non può
lasciarsi tentare a ridurre il suo spirito di accoglienza e tolleranza che
dovrà anche accentuare per favorire un’integrazione che è premessa di
benessere per tutti. Ma la regolarizzazione delle situazioni si impone, perché
la sicurezza, che anche collegata ai livelli di ”regolarità” delle
presenze, è diritto primo del cittadino e a nessuno è consentito disturbare,
come sta accadendo troppo spesso, la sfera delle libertà individuali, ai
parcheggi, come nelle abitazioni private, e nelle situazioni più diverse.
Il più ridotto problema dei nomadi ha avuto finora soluzioni fortemente
contrastate. Certamente il trasferimento di un campo da Sant’Agabio a Santa
Rita, che già ospitava altro campo da molti anni, non è parso e non pare in
coerenza con il principio dell’equità nella distribuzione dei carichi fra i
quartieri della città. Le promesse di provvisorietà del nuovo insediamento
andranno puntualmente ricordate con la ricerca di risposte più eque.
Manutenzione e recupero
Il segno distintivo di gran parte degli edifici pubblici, e
Novara non fa eccezione, è la trascuratezza con cui vengono tenuti. Edifici
nuovi spesso decadono in pochi anni e i costi per ripristinarne il decoro,
quando gli interventi non sono più rinviabili, sono pesantissimi.
Il prossimo quinquennio darà conto di positiva gestione se segnerà un corso
nuovo anche per questo aspetto, con un piano generale e pluriennale della
manutenzione e con la responsabilizzazione di coloro che gli edifici usano o
abitano perché siano attenti custodi del patrimonio che è loro affidato.
Per alcune strutture c’è ormai la necessità di interventi dai costi
esorbitanti o addirittura del martello pneumatico, tanto per indicare la
inevitabilità della demolizione.
Vi sono tra i tanti casi esemplari di un degrado manutentivo grave che tutte le
amministrazioni, all’inizio del loro mandato, hanno presentato come
insopportabili ma che, malgrado la migliore buona volontà, non hanno avuto la
possibilità di sanare. Sono da assumere come obbiettivi seri della prossima
tornata amministrativa, con carichi che non potranno essere solo comunali: il
vecchio stadio, il Castello, Casa Bossi, di cui tutti sono davvero stanchi di
parlare con un profondo senso di impotenza. Un discorso parallelo sarebbe da
farsi per molti edifici privati del centro storico, anche se il fervore del
restauro su queste case di pregio è indiscutibile e va solo ulteriormente
incoraggiato.
Centro storico
Novara “vive” nel suo centro storico. Esso è meta ogni
giorno di decine di migliaia di cittadini che vi si recano per raggiungere
uffici pubblici, negozi e semplicemente, i giovani fra tutti, per incontrarsi.
E’ il salotto della città: la sua cura è esemplare dell’attenzione all’intera
realtà urbana.
Il tono generale che attualmente lo contraddistingue non è adeguato, pur se
appaiono evidenti, positivi sforzi per migliorarlo. I cittadini, in larga
misura, si lagnano di una pulizia insufficiente, delle aggressioni a muri e
monumenti, di autentici vandali, graffitari sconsiderati che minano o
compromettono ricchezze di tutti, ma anche la piacevole accostabilità di luoghi
eccezionali per storia e per bellezza.
Ma si lamentano anche di una pedonilazzione sovente solo teorica, infranta
spesso da impuniti segni di autentica prepotenza “automobilistica”.
Una riflessione va fatta anche sull’uso del centro per fiere, banchetti,
installazione di pagode delle più varie dimensioni per vendite o manifestazioni
speciali di cui poco si sente la necessità. Al riguardo è indispensabile una
programmazione annuale seria coinvolgente i responsabili dei beni culturali e
dell’arredo urbano, mentre si fa comunque perentoria la necessità di un’adeguata
sede fieristica permanente.
Molti segnalano l’assenza di un controllo attivo e vorrebbero una vigilanza
determinata e preventiva che non la più arrendevole azione di repressione
attraverso le multe alle auto in sosta.
In realtà va del tutto riletta e utilizzata la grande professionalità della
polizia urbana che sempre meno dovrebbe essere impiegata in attività “secondarie”
e sempre più in azioni di vigilanza e di tempestiva repressione delle
illegalità, nonché di diretto aiuto ai cittadini.
Un centro storico tutto da riscoprire, ora che Duomo, Battistero, Canonica,
Cupola conoscono una vita nuova e diventano percorso attraente anche sotto il
profilo turistico.
Potrà fra breve venire tempo in cui gli sforzi fatti per la ricostruzione di un
sistema museale novarese raggiungano lo scopo. Per questo, c’è da lavorare,
con grande concretezza, nei prossimi anni.
Un centro storico rinnovato, riordinato, custodito è anche garanzia per la
crescita della qualità dell’offerta commerciale, in parte compromessa dall’esplosione
dei grandi “centri” che sono già davvero troppi. I commercianti avvertono
interesse per un sostanziale cambiamento del loro modo di operare ma
ragionevolmente pretendono in parallelo un clima diverso nell’ambiente in cui
svolgere la loro attività.
L’area verde circostante
Se il centro è a rischio di compromissione, ugualmente pare
esserlo la fascia verde attorno al nucleo urbano, ancora prevalentemente
destinata all’uso agricolo. Le grandi opere, di cui si è detto in apertura,
non potranno non lasciare ferite profonde e necessità di ripristini che il
passato ricorda difficili e contrastati. Ma non solo. E’ noto che non passa
giorno che non si scopra, anche in località insospettate, qualche deposito
irregolare di materiale inerte o assai peggio di materiale inquinante e
pericoloso per la salute. Gli sforzi di controllare il territorio sembrano
inani, le forze dell’ordine insufficienti, mentre sembra crescere anche il
fenomeno del piccolo abusivismo, prima quasi ignoto a Novara.
Il controllo deve dunque essere fatto con più determinazione ed anche con il
sistematico controllo aereo delle trasformazioni che avvengono per verificarne
la coerenza con le autorizzazioni concesse.
Ugualmente deve stabilirsi intesa con i proprietari dei fondi perché questi
siano controllati e tenuti in condizioni igieniche tollerabili, pur in imminente
modifica della destinazione d’uso. Il discorso della corretta tenuta del
territorio interessa anche le strade poderali rese qualche volta impercorribili
da impedimenti la cui origine non può essere riconosciuta accettabile.
Il discorso deve valere per tutta l’area verde circostante la città, ma a
maggior ragione deve accentuarsi quando si tratta di ambiti vincolati o “prenotati”
da specifici piani.
E’ davvero tempo che finisca degrado, inquinamento per Agogna e Terdoppio e
che i relativi progetti di parco comincino ad essere una realtà e non soltanto
una raccolta di carte. Stesso impegno per il Parco della Battaglia comprendente
la valletta dell’Arbogna dove i rischi di compromissione sono al momento forse
più accentuati che altrove.
I cittadini su questi obbiettivi sono chiamati a capire, a seguire e ad
impegnarsi perché gli obiettivi diventino obbiettivi di tutti.
E’ anche una via per aprire un rapporto diverso su grandi temi dell’acqua e
dell’aria su cui l’impegno attuale va continuato ed esaltato con decisione.
In merito al problema ormai centrale in qualsiasi città, quello dello
smaltimento dei rifiuti, vanno chiariti in modo definitivo ruolo e rapporti dell’Assa
di Novara con il Consorzio e va accentuato il senso della trasformazione dell’Azienda
Municipalizzata in Spa. Il discorso vale per tutte le municipalizzate che devono
nel tempo breve trovare forza per rinnovarsi, per costare di meno, affrontare
positivamente la concorrenza, assicurare servizi più puntuali, insomma essere
sul mercato evitando cambiamenti di mera facciata.
Il federalismo possibile
La legge 142, i cosiddetti “Bassanini”, ma soprattutto le
recenti modifiche portate all art. V della Costituzione hanno radicalmente
cambiato, soprattutto in prospettiva, gli ambiti di competenza e di
responsabilità di Regioni, Province, e Comuni.
Il Comune di Novara non deve giungere impreparato agli appuntamenti con il
federalismo e deve continuare una tradizione di serietà e di efficienza
amministrativa più volte segnalata, nella sua storia, anche a livello
nazionale.
La qualità del personale di cui il Comune dispone è rilevante e soprattutto è
diffusa la disponibilità a migliorare continuamente competenze e
professionalità nel rapporto con il cittadino.
L’obbiettivo in questo caso è quello di tradurre le potenzialità del
personale in autentica ricchezza per tutti.
E’ possibile e non è solo questione di costi.
L’avanzamento di processo di informatizzazione è altro punto di rilievo del
programma, e non solo per problemi di rapidità e di efficienza nella erogazione
di informazioni e di servizi, ma anche per ragioni di equità e trasparenza.
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