Astrea è lieta di poter divulgare un documento altamente professionale e dettagliato - forse il più completo fra tutti - realizzato dall'architetto novarese Franco Bordino al quale va riconoscuto il merito di grande esperto delle opere antonelliane. Ringraziamo Bordino per aver concesso la pubblicazione della sua opera.
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Franco Bordino
CASA BOSSI
un edificio antonelliano
a Novara
L'edificio di Novara, sito in via Pier Lombardo angolo Baluardo Quintino Sella, tradizionalmente conosciuto col nome di <Casa Bossi>, rappresenta uno dei migliori esempi di architettura civile ottocentesca.
Realizzato nel 1859 dall'architetto Alessandro Antonelli
per il signor Luigi Desanti, non viene normalmente indicato con il nome originario del suo
primo proprietario.
Il nome di <Casa Bossi> ormai codificato, è senz'altro
da attribuire alla grande fama che aveva la nobile famiglia Bossi, (subentrata in
proprietà), unanimemente riconosciuta, nell'intero territorio novarese, benefattrice e
meritevole di stima (1).
<Casa Rossi> pur mantenendo profondi legami con quanto
la circonda, (sfrutta infatti un edificio preesistente, appartenente alla frangia
periferica del vecchio tessuto settecentesco novarese), si distacca nettamente dalle
adiacenti costruzioni lungo il baluardo, e si rivolge all'ambiente circostante, con decise
intenzioni.
E disposta obliquamente rispetto alla direzione viaria;
sfrutta utilitaristicamente l'indipendenza dal tracciato viario, e contemporaneamente
dichiara la sua presenza pienamente fruibile.
L'orientamento particolare, conferito all'edificio, denota
l'estrema attenzione dedicata dall'architetto alla sua precisa ubicazione.
Antonelli rifiuta i modelli di localizzazione suggeriti dalle
costruzioni circostanti (2), e spiccatamente si distacca dagli stereotipi convenzionali,
orientando l'edificio in funzione del soleggiamento e del magnifico paesaggio che gli si
apre davanti.
Antonelli analizza con straordinaria intelligenza tutte le
risorse a disposizione, e sfrutta accuratamente sia quelle materiali (3), sia quelle meno
quantificabili fisicamente, ma altrettanto importanti.
Fondamentali fattori considerati nella progettazione di
<Casa Rossi> sono: la percezione ambientale, l'aspetto microurbanistico e
l'esaltazione topologica dell'edificio, apertamente e consapevolmente rivolto al paesaggio
antistante.
Antonelli riesce a connettere tutte queste componenti
concretizzandole in sistema, ed a sfruttarne materialisticamente la loro componente
emotiva, che agisce attivamente sull'utenza dell'intero manufatto architettonico.
La facciata principale, di quattro piani, presenta un
elegante pronao a cinque campate, formato da sei colonne per piano, che sorreggono un
grande timpano, perfettamente collimante coi livelli dell'ultimo piano.
Lateralmente la facciata presenta una serie regolare di
paraste, che individuano geometricamente delle superfici bugnate, nelle quali trovano
precisa collocazione le finestre, tutte incorniciate e sormontate da un piccolo timpano.
Al piano terra, lateralmente alle finestre, separate da
quelle piccole del livello ammezzato da quadrature incorniciate, completano la decorazione
verticale due piccole lesene, poggianti sui rispettivi davanzali lapidei.
Orizzontalmente i vari livelli della facciata sono definiti,
tra il piano terra ed il primo, da una grossa fascia molto dettagliata, con metope,
triglifi e cornicione, che si snellisce dimensionalmente fra il primo ed il secondo piano,
pur conservando i numerosi dettagli, per diventare, agli ultimi due livelli, ancora in
scale decrescenti, estremamente essenziale e scandita da numerose, ma pulite mensole.
Al piano nobile, il primo, si affacciano quattro balconcini
simmetricamente disposti, sorretti ognuno da due modiglioni granitici finissimamente
decorati, e protetti da una balaustra di snelle colonnine, identica a quella che protegge
le balconate del pronao e i due balconcini del piano superiore, che si mantengono
formalmente e strutturalmente coerenti con l'intera facciata, snellendosi e diminuendo il
loro sbalzo.
Una scelta progettuale d'avanguardia
<Casa Bossi> è un edificio particolare, espressamente
progettato per un'utenza <nobile>, ed anche in questa sua peculiarità si
caratterizza personalmente.
La sua specificità non lo rende diverso dalle altre
costruzioni antonelliane, anzi ne sottolinea l'universalità del sistema adottato, e
chiarisce il moderno pensiero di Antonelli sul continuo architettonico e sul problema
dell'abitazione in particolare.
Nella cultura architettonica ottocentesca esistevano
categorie ben distinte di edifici d'abitazione e, ad ognuna, corrispondeva un preciso ed
identificabile <tipo architettonico strutturale>.
Per Antonelli non esistono dei <modelli di casa>, le
differenze fra i vari tipi di abitazione non possono
essere qualitative, ma esclusivamente quantitative: uguali
per tutti sono le premesse e le ipotesi progettuali.
<Casa Bossi>, per sua natura, deve comprendere una
serie di ambienti e di attrezzature destinate alla servitù, e contemporaneamente deve
dimostrare il suo carattere aulico; deve essere funzionale, ma fra le parti non devono
esserci interferenze fortuite.
Antonelli risolve questi problemi metaprogettuali con grande
intuito e modernità.
Lo scalone principale dell'edificio, ampio, maestoso e
raffinato, è destinato ai <padroni>, non può essere utilizzato anche dalla
servitù.
Antonelli non trascura il problema, che si determina
qualitativamente come già è stato accennato, ma anche quantitativamente, (pensiamo al
numero dei servitori: maggiordomo, cuoco, camerieri, addetti alle pulizie, ma anche
giardiniere, stalliere, lacchè, ecc...), in termini di reale funzionalità.
All'architetto appare intollerabile adottare, secondo la
manualistica del tempo, stretti e bui corridoi e scalette, passaggi angusti e precari:
rifiuta decisamente queste scelte coeve e risolve il problema sintetizzandolo genialmente.
A fianco dello scalone principale, è inserita un'altra
scala, di dimensioni molto più ridotte, ma perfettamente agibile. Essa può apparire
ridondante, ma analizzandola con attenzione e nell'intero contesto, diventa essenziale.
E una scala di servizio ed è posizionata in modo
strategico. Dall'esterno non si vede, non interferisce con la plastica armonia del
monumentale e scenografico porticato del piano terreno, ma è estremamente funzionale.
Innanzi tutto è centralizzata, e da essa dipendono
praticamente tutti i servizi: è il tramite di accesso alla cantina, e comunica con il
sottotetto; lavorando a mezzi livelli serve anche tutti i piani ammezzati.
Altre scale secondarie completano poi le comunicazioni
verticali, e la loro collocazione chiarisce come Antonelli pensi l'edificio: organicamente
sviluppato nelle tre dimensioni e globalmente relazionato nelle sue parti.
Aspetti urbanistici
Chiarissima, nel pensiero di Antonelli, l'idea del piano
regolatore; evoluto e completo il concetto urbanistico.
In questo contesto <Casa Bossi> non fa eccezione, e gli
aspetti urbanistici ad essa legati, coinvolgono l'intera opera di Antonelli a Novara (4).
Analizzando i suoi edifici sono evidenti: le relazioni che
ogni particolare ed autonoma fabbrica instaura con l'ambiente circostante, e quelle
istituite con l'intera struttura cittadina. Ogni costruzione antonelliana ha una propria e
precisa individualità, ma è contemporaneamente correlata all'ambiente, e relazionata al
quadro urbanistico più generale e totalizzante.
Mentre per capire ed apprezzare la concezione urbanistica di
Antonelli si rimanda all'analisi di Arialdo Daverio (5), è opportuno, attraverso
un'analisi particolareggiata di alcuni elementi di <Casa Bossi>, approfondire ed
esaminare quelle fondamentali scelte progettuali che, sintetizzando, potrebbero essere
codificate con il termine: <microurbanistica antonelliana>.
La visione urbanistica di Antonelli abbraccia infatti tutte
le componenti del problema: dalla grande scala dell'intera città, fino alla
determinazione più minuta di particolari e dettagli oggi definiti d'arredo urbano,
anch'essi fondamentali e parte integrante del quadro urbanistico generale.
Cosi, come nel progetto a scala urbana per l'allargamento
dell'asse principale di penetrazione in Novara, Antonelli aveva previsto precise soluzioni
curate fino al particolare d'arredo urbano, (riguardanti il decoro delle insegne dei
negozi, la precisa sporgenza delle vetrine degli stessi, il problema delle affissioni),
nello studio delle sue fabbriche non trascurava minimamente l'aspetto socio-urbanistico ad
esse specificamente legato.
Analizzando ogni singolo <elemento comune> di
<Casa Bossi> è facile interpretare il significato ed il valore ad essi attribuito,
e conseguentemente capire come Antonelli intenda la casa: occasione per stimolare la
relazione sociale e mezzo per poterla quotidianamente realizzare.
Dall'analisi singola e relazionata degli spazi comuni,
(androni, scale, portici, cortili, giardino), è immediato constatare come la loro
struttura e disposizione inviti e favorisca le occasioni in interrelazione sociale, di
interpenetrazione e scambio fra interno ed esterno.
Il giardino antistante l'edificio non è recintato da un muro
diaframmatico, come succede per le altre costruzioni sul baluardo, ma è fruibile
attraverso la cancellata trasparente.
All'interno dell'edificio, nella corte, non si ha
l'impressione di essere chiusi ed isolati, non si ha la sensazione di essere limitati e
dietro all'edificio; la decorazione più sobria, ma ugualmente efficace del cortile,
conferisce all'ambiente una misura ed una dignità da esterno (6), e la sua apertura verso
la Cupola proietta nella città (7).
Particolarità tecniche e costruttive
Dall'analisi strutturale dell'edificio si possono cogliere
le attualità e le innovazioni tecnico-costruttive-formali, dell'architettura antonelliana
in generale, ed intrinsecamente proprie della fabbrica in oggetto.
La concezione progettuale dell'intero edificio è
modernissima: non esistono muri portanti, tutta la casa si eleva su pilastri e colonne
disposti planimetricamente su un reticolo a schemi geometrici costanti.
Un sistema di archi e volte, alcune sottilissime, audaci, ma
sempre particolarmente studiate, ne completano tridimensionalmente la struttura.
La flessibilità, conferita in pianta all'edificio dalla
adozione del sistema a scheletro strutturale, tipica delle costruzioni antonelliane, non
si risolve solo planimetricamente, ma è riscontrabile anche in alzato.
Questa caratteristica particolare, estremamente utile
all'utente dal semplice punto di vista funzionale, diventa importantissima se considerata
sotto l'aspetto sociale: coinvolge infatti in prima persona l'uomo, che potendo disporre
di uno spazio flessibile tridimensionalmente, e quindi aperto e disposto all'evoluzione,
diventa soggetto determinante, nella creazione del proprio ambiente abitativo; in secondo
luogo permette l'evoluzione nel tempo del manufatto architettonico, proiettando l'edificio
in una dimensione nuova per l'architettura coeva, ed ancor oggi stimolante per
l'eccezionale valore culturale del concetto.
Ogni elemento in <Casa Bossi> è coerente con l'intera
opera antonelliana e, nello stesso tempo, parte integrante ed insostituibile del nuovo
sistema costruttivo.
Prescindendo dalle particolarità tecnico-costruttive o
formali, dal carattere generale o specifico di ogni elemento, esso è sempre espressione
di impegno, coerenza ed innovazione.
Antonelli, partendo da basi consolidate, introduce nelle sue
opere sostanziali innovazioni che esprimono il suo grande impegno pluridirezionale
nellevoluzione della ricerca architettonica. Utilizza le tradizionali risorse a
disposizione, ma ne modifica i criteri d'impiego; adotta le tecniche costruttive locali,
ma ne studia l'evoluzione e ne raffina i principi con intuito, modernità e
consapevolezza.
Fra i molti esempi emblematici riscontrabili in <Casa
Bossi>, (le scale e la loro struttura, la muratura e l'impianto a scheletro, i
serramenti, ecc.), meritano notevole attenzione le particolarità relative al sistema di
volte, eccezionali per le ripercussioni di varia natura che comportano.
Analizzando il sistema di volte infatti è possibile
riscontrare importanti effetti spaziali e decorativi, oltre che propriamente tecnici.
Tutte le volte sono tecnicamente audacissime, ma
consapevolmente calcolate, come dimostra la loro analisi approfondita. Si reggono su
pilastri molto esili dove la funzionalità generale richiede poco ingombro in pianta, (in
questo caso sono controventate da appositi archi), o si impostano su pilastri di sezione
maggiore dove la luce particolarmente notevole lo richiede.
Ovviamente anche nell'impiego della struttura a volta
Antonelli non si limita ad accettare passivamente gli stereotipi convenzionali, anzi
studiando criticamente la manualistica del tempo, proprio in questo campo introduce
innovazioni sostanziali che si traducono in economia, maggiore resistenza statica e
migliore fruibilità spaziale (8).
La decorazione
La decorazione di <Casa Bossi> è una diretta
conseguenza del sistema costruttivo antonelliano: rivela l'intimo legame fra la
configurazione formale e la sua essenza strutturale.
La facciata principale di <Casa Bossi> esprime la
tipica flessibilità strutturale interna, e denuncia la sua funzione particolare ponendosi
come tramite essenziale alla fruizione ed alla comprensione dell'intero manufatto
architettonico.
Il prospetto è la franca proiezione dell'essenza interna,
non è impostato a priori secondo gli schemi convenzionali ottocenteschi, è una logica
deduzione della reale meccanica dell'edificio.
Il prospetto di <Casa Bossi>, nella sua vertiginosa
scala monumentale, presenta una ricchissima decorazione che, pur essendo notevole dal
punto di vista quantitativo e dei dettagli, non risulta affatto pesante ed eccessiva.
Diventa essenziale nella sua musicalità globale, nella
logica partimentazione e nell'assoluta pertinenza.
Tutto ha una precisa collocazione ed è rigorosamente in
funzione dell'intera architettura. Le dimensioni e le forme degli elementi sono in stretta
relazione fra loro ed in armonia col complesso.
La scelta dei materiali non può essere che unitaria con
l'intero sistema: le caratteristiche intrinseche dei materiali (grana, colore, peso),
acquistano nuovo valore contestuale dall'uso attivo che assumono nella decorazione.
Gli zoccoli granitici manifestano la loro funzione
protettiva, le colonne e le paraste scandiscono la modulazione strutturale, i riquadri
bugnati, ampiamente traforati dalle finestre, esprimono la loro funzione di tamponamento
diaframmatico, sottolineando la scheletricità totale della fabbrica.
Anche gli elementi classici, utilizzati nella decorazione,
sono coerenti con l'innovativo sistema architettonico, ed acquistano in questo contesto,
particolare valore: ad essi vengono infatti assegnati nuovi compiti funzionali ed
utilitaristici, oltre che decorativi.
Il grande timpano centrale della facciata principale di
<Casa Bossi>, per esempio, è si decorativo e formalmente riassuntivo dello stile
dell'intera facciata, ma acquista nuovo significato e valore dall'uso, è un mezzo e non
un fine: all'interno infatti è ricavato un ambiente pienamente agibile, che diventa una
veneranda panoramica eccezionale.
Nell'ambito generale della decorazione, ed in sintonia col
particolare significato ad essa collegato, vanno inquadrati il problema del colore, per il
quale si rimanda a trattazioni più particolareggiate e specifiche (9), e l'analisi della
spazialità.
<Casa Bossi> ha, come è già stato accennato, un
particolare ambito di fruizione generale, una precisa ed individuale spazialità propria,
e presenta una sofisticata caratterizzazione tridimensionale di alcuni suoi elementi
specifici.
Gli elementi singoli più caratterizzanti, emergenti
dall'analisi della spazialità, sono le volte che, individualmente ed in sistema, creano
un particolare volume-ambiente strettamente legato alla loro posizione ed al contesto
funzionale dell'utenza. Gli androni, per esempio, hanno volte a botte, così come il piano
terreno del pronao, perché sono utilizzati in direzioni precise, identificabili dalla
spazialità che la particolare voltatura determina.
Ai piani superiori del pronao le volte sono a vela,
sottolineando le quattro direzioni che interessano ogni porzione di superficie voltata,
senza condizionare o vincolare in nessun modo il possibile utente. All'interno
dell'edificio lo schema strutturale delle volte è indipendente dalla partimentazione
distributiva e funzionale. Questo comporterebbe delle irregolarità e delle suddivisioni
della struttura orizzontale: le volte perderebbero la simmetria e l'espressione spaziale
verrebbe inevitabilmente compromessa se non fosse stata adottata una risoluzione
particolare, e varia a seconda dei casi, del problema.
Per garantire una fruizione globale, unitaria e precisa dello
spazio, ogni locale presenta dei fusi di riporto, dei ribassamenti, delle finte volte
incannicciate ed intonacate, che conferiscono precise connotazioni tridimensionali
all'ambiente, sottolineandone una propria spazialità.
La maggiore parte delle volte è decorata, ed anche le
decorazioni si mantengono coerenti con l'intero sistema spaziale, esaltandone maggiormente
questa caratteristica o correggendone eventuali imperfezioni ed incertezze.
Molte decorazioni policrome presentano notevoli accorgimenti
pittorici che, con ombre e raffigurazioni varie, definiscono una voluta spazialità,
accentuando la percezione tridimensionale e controllandone i volumi.
Interessanti sono per esempio i quattro rosoni posti sui
quattro assi mediani di una volta a padiglione, sotto i quali sono raffigurati con tecnica
pittorica, e quindi bidimensionale, dei volti diversamente ombreggiati in relazione alla
reale posizione delle finestre, e quindi alla diversa illuminazione che ricevono.
Un altro esempio, di diversa natura, ma di altrettanta
efficacia, è quello escogitato per alcuni ambienti voltati a botte. Alle estremità la
volta presenta due teste di padiglione che definiscono la suddivisione e convogliano
adeguatamente la luce delle aperture; un tramezzo però fraziona trasversalmente
l'ambiente e rende assimmetrica la percezione spaziale. Qui non esiste, come in altri
casi, una plafonatura od un riempimento aggiunto, costituente la testa di padiglione
mancante, ma la decorazione sulla parete verticale rappresenta, con ottima prospettiva,
l'identica decorazione del lato opposto (testa di padiglione, reale), creando una
simmetria ed una configurazione spaziale dell'ambiente, adeguatamente risolta per una
migliore fruizione dello stesso. In <Casa Bossi>, la decorazione e la struttura, il
colore e la spazialità, sono in perfetta armonia con l'intera struttura architettonica.
Da questa trattazione emerge come la rilevanza architettonica
di <Casa Bossi>, assuma particolare interesse per i valori intrinseci e contestuali
che l'edificio rappresenta nella sintesi storica dei vari aspetti culturali ad esso
legati.
L'insieme di fattori pluridisciplinari che confluisce nel
manufatto architettonico in oggetto, fa assurgere <Casa Bossi> ad una posizione tale
per cui l'edificio nella sua globalità diventa configurazione reale e tangibile dei
valori culturali che rappresenta, e tramite essenziale del continuo culturale di questi.
<Casa Bossi> è ad un tempo occasione sintetica di
confluenze culturali e mezzo per conservare e tramandare tali valori.
Vicende storiche
La presente stesura cronologica delle vicende storiche
interessanti <Casa Bossi>, rappresenta il primo studio organico del problema.
Mancano i disegni antonelliani originali e la pratica edilizia relativa; anche nella
bibliografia antonelliana, <Casa Bossi> trova solo brevissimi e discutibili accenni,
se non nelle interessanti citazioni di Daverio e di Gregotti-Rossi (10).
La presente stesura, che riporta esclusivamente dati certi ed
inequivocabili, correlati da precisi rimandi archivistici, fornisce un utile quadro di
riferimento ad eventuali successivi approfondimenti ed interpretazioni, e rimane
necessariamente aperta ad ulteriori contributi.
Il primo documento fondamentale per la ricostruzione delle
vicende storiche riguardanti <Casa Bossi> risale al 6 marzo 1848, data relativa ad
un atto notarile riguardante la preesistenza settecentesca.
Questo documento (6/3/1848, rogito Speciani Carlo Gaudenzio
notaio in Novara, conservato all'Archivio di Stato di Novara), risulta determinante
nell'analisi della stratificazione storica interessante l'edificio, in quanto ad esso è
allegato un disegno che illustra la preesistente casa ed il giardino, siti nell'allora
Contrada di Sant'Agata, al numero civico 476. Dal confronto fra questo disegno ed il
rilievo attuale del piano terra, (equivalenti planimetricamente), è possibile analizzare
come l'intervento antonelliano abbia sfruttato la preesistenza (11).
-Il 9 luglio 1857 con atto a rogito Carlo Carotti notaio in
Novara, (documento conservato all'Archivio di Stato di Novara), il <... corpo di casa
civile e rustico con annesso giardino...> passa dalla III. Signora Marchesa Amalia
Coconito di Montiglio, nata De Genova di Pettinengo, al Signor Luigi Desanti fu Ottavio
nato a Bonifacio in Corsica. Questa successione della proprietà segna l'inizio della
storia vera e propria dell'edificio specifico in oggetto. Infatti il nuovo proprietario,
poco dopo l'acquisto, inizia lavori di ampliamento e modifica della sua nuova casa che,
nel 1859 assumerà la nuova fisionomia secondo il progetto antonelliano.
- Il 13 luglio 1864 Luigi Desanti, dovendosi rendere garante
per un'asta da lui vinta, sottopone, con atto a rogito Carlo Carotti notaio in Novara
(documento conservato all'Archivio Notarile Distrettuale di Novara), ad ipoteca speciale
la sua nuova casa, in favore dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara. La grande
importanza del documento è dovuta alla presenza di una perizia tecnica, allegata
all'atto, che fornisce l'unica descrizione scritta e dettagliata, del <... grandioso
corpo di casa con corte e giardino annessi...>.
- Nell'aprile del 1865 viene definitivamente abbattuta la
costruzione adiacente al fabbricato antonelliano, ed ultimato il prolungamento della via
Pier Lombardo con l'apertura diretta, sul Baluardo. Da questo momento vengono iniziati dal
proprietario i lavori necessari per l'ultimazione e la rifinitura della facciata laterale,
ora prospettante direttamente sulla nuova via.
- Nell'ottobre del 1865 Luigi Desanti muore e la proprietà
passa alle figlie eredi: Carlotta Talenti, Luigia Penazzo e Bianca Merialdi.
- Il 29 dicembre 1880, con atto a rogito Carlo Badò>
notaio in Alessandria, (documento conservato all'Archivio Notarile Distrettuale di
Alessandria), la proprietà passa dagli eredi Desanti al Cav. Carlo Bossi (12).
- Il 16 settembre 1891, (v. faldone XXIV - Contrade, Piazze e
Vicoli - Ornato Pubblico, conservato all'Archivio Comunale di Novara - Deposito Rosmini),
verrà definitivamente risolto il problema riguardante l'ultimazione dell'angolo di
sud-ovest dell'edificio, zona rimasta non finita esteriormente, in seguito
all'abbattimento della preesistente adiacenza.
- Il Cav. Carlo Bossi muore a Novara il 27 agosto 1927 e la
proprietà, come risulta dal testamento olografo pubblicato con atto 29 settembre 1927 a
rogito Adolfo Patriarca, notaio in Novara, (documento conservato all'Archivio Notarile
Distrettuale di Novara), passa al figlio Ettore Bossi, con l'usufrutto vita natural
durante del piano terra, alla figlia Emma Bossi Acerbi Bertone.
- Nel 1935 verrà costruito l'edificio a nord di <Casa
Bossi> la cui adiacenza coprirà la facciata laterale del palazzo, e le decorazioni ad
essa appartenenti. Fotografie d'epoca documentano inequivocabilmente il drastico
accostamento che, fra l'altro, comporterà l'aggiunta di alcuni balconcini di raccordo fra
il lato sinistro della facciata del palazzo, e la nuova adiacenza.
- Il 10 febbraio 1951 muore a Novara l'avvocato Ettore Bossi
e, secondo il suo testamento olografo, pubblicato con atto 12 marzo 1951 a rogito Gaetano
Bellezza, notaio in Varallo Sesia, iscritto presso il collegio di Novara, (documento
conservato all'Archivio Notarile Distrettuale di Novara), la proprietà passa al Civico
Istituto Dominioni di Novara, attuale proprietario. (nota siamo nel 1984)
- Il palazzo, ai sensi della legge n. 1089 dell' 1 .6.1939
sulla tutela delle cose d'interesse storico artistico, è sottoposto a vincolo monumentale
dalla Sopraintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte.
Note
(1) Altri fattori che contribuiscono ad indebolirne l'originaria identificazione sono: a) il primo proprietario, signor Luigi Desanti, mori nel 1865 dopo avervi abitato pochissimo tempo; b) nel 1865 l'edificio subì una leggera, ma determinante variazione, all'angolo di sud-ovest, quando l'allora contrada di sant'Agata divenne via Pier Lombardo, in seguito all'abbattimento della casa adiacente all'edificio, ed al prolungamento della via con l'apertura sul baluardo; c) le figlie eredi, coniugandosi cambiarono cognomi, (Talenti, Merialdi, Penazzo); residenze e legami.
(2) Quello che più dispiace è che, anche dopo il chiarissimo esempio antonelliano, si siano recidivamente trascurati i fondamentali fattori che avevano spinto Antonelli a ruotare l'orientamento dell'edificio, modificando sostanzialmente il tradizionale affaccio parallelo al Baluardo. Nessuno ha capito la lezione antonelliana a riguardo ed è facile osservare come la maggior parte delle case sul Baluardo, presentino un orientamento della facciata principale, bioclimaticamente inaccettabile.
(3) Le opere di Antonelli nascono in simbiosi con la storia, sono intimamente legate ai luoghi dove sorgono, alla loro gente, alla loro terra, sono in perfetta sinfonia con la cultura costruttiva della tradizione locale, contemporaneamente riescono ad essere moderne ed innovatrici, ed in questo contesto vanno inquadrate ed analizzate.
(4) Un progetto emblematico e chiarificatore, della concezione socio-urbanistica antonelliana, è la proposta di allargamento e di costruzione dei portici dalla stazione al centro città. cfr. Daverio Arialdo, < I portici di Antonelli dalla stazione di Novara al centro della città >", in: Bollettino della sezione di Novara della R. Deputazione Subalpina di Storia Patria.
(5) lbidem.
(6) Cfr. Brino Giovanni - Rosso Franco, "La casa dell'architetto Alessandro Antonelli in Torino"' in: Atti e rassegna tecnica della società degli ingegneri e architetti in Torino, N maggio-giugno, luglio-agosto 1972, pag. 15.
(7) Tale affermazione è avvalorata da altri esempi antonelliani,(v. villa Caccia a Romagnano Sesia), cfr. Gregotti Vittorio - Rossi Aldo, "L'influenza del romanticismo europeo nell'architettura dAlessandro Antonelli", in: Casabella - continuità, N 214, 1957, pag.65.
(8) Per un riassunto schematico delle particolarità tecnico-costruttive proprie del sistema antonelliano, v. Gabetti Roberto, "Problematica antonelliana ", in: Atti e rassegna tecnica della società
degli ingegneri e architetti in Torino, nuova serie, A. 16, N 6, giugno 1962, pag. 177.
(9) a) v. Bordino Franco "Un edificio antonelliano a Novara: Casa Bossi. Problemi di restauro conservativo". Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, marzo 1982, pag. 265 e sgg.; b) v. Oliaro Alberto, a cura di, Colore e ambiente 1, Novara, Comune di Novara ufficio delle abitazioni, Alinea editrice, Firenze 1981.
(10) Cfr. Daverio Arialdo, "La Cupola di San Gaudenzio. L'opera del massimo architetto italiano del secolo XIX: Alessandro Antonelli. "Tip. Cattaneo, a cura del centro studi antonelliani, Novara 1940, pag. 163. Cfr. Gregotti Vittorio - Rossi Aldo, op. cit., pagg. 64, 65.
(11) La parte confinante con la Contrada di sant'Agata, (attuale via Pier Lombardo), dove è posto l'odierno effettivo androne d'accesso, è rimasta sostanzialmente invariata. L'intero affaccio sulla via è inalterato nelle sue partimentazioni strutturali. Sempre analizzando il disegno, si può osservare come nella posizione ora occupata dal corpo principale dell'edificio antonelliano, praticamente tutto sia stato demolito. La ricostruzione sfrutta comunque alcune parti murarie antiche, rilevabili dall'invariata partizione geometrica, e dalle anomale dimensioni di alcuni elementi, rispetto alla fabbrica costruita ex novo. un elemento particolare della preesistenza, una vasca quartosferica in vivo, è stato riutilizzato mutandone, seppur minimamente, la posizione originaria, al fine di poterlo inserire adeguatamente al nuovo contesto, e riutilizzarlo per le sue prerogative reali.
(12) Il passaggio di proprietà era già avvenuto virtualmente il 7 ottobre 1880 per mezzo di una scrittura privata di vendita. Non potendosi infatti effettuare legalmente (a tutti gli effetti) la successione, essendo compresa fra gli eredi una minore, si dovette aspettare l'autorizzazione legale del Tribunale Civile di Acqui, rilasciata dal medesimo dopo regolare verbale del consiglio di famiglia. Dall'atto risulta inoltre che gli eredi si impegnano a far cancellare l'ipoteca gravante sull'edificio, in favore dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara, (stipulata il 13.7.1864), ipoteca che risulta effettivamente cancellata Il 12 luglio 1881.
Note esplicative alle tavole
(allegate al documento originale consultabile presso Astrea)
Il rilievo, pur essendo disegnato secondo metodi codificati, necessita di qualche chiarimento e/o precisazione riguardo a particolari accorgimenti grafici adottati.
Nella TAV. 1, al fine di evidenziare l'impianto strutturale a fulcri portanti isolati, e non complicare eccessivamente il disegno, si sono omesse le tramezzature secondarie dei vani.
Nella TAV. 2, alcune colonne compaiono internamente "puntinate" per identificarne la loro natura monolitica (sono interamente di granito), rispetto alle altre, normalmente costruite in muratura ed intonacate.
Le TAV. 3, 4 e 8, sono riprodotte in scala dimezzata rispetto agli altri disegni, ma le coordinate di riferimento, di ogni singolo disegno, rimangono costanti in tutte le tavole per un preciso ed immediato confronto delle stesse.
Nelle TAV. 2, 5, 6 e 7, le volte a padiglione sono rappresentate con una simbologia atipica e particolare: sono riportate mediante la proiezione tratteggiata delle loro intere generatrici.
Questa particolarità, derivante dall'essenza strutturale della volta in questione, è motivata anche dalla necessità di individuazione delle stesse nel loro insieme generale, altrimenti difficilmente apprezzabile e comprensibile. Un'altra particolarità, interessante la rappresentazione delle volte, riguarda la proiezione (realizzata non mediante tradizionale tratteggio, ma con una successione di punti), di porzioni di volte indipendenti dalla struttura portante (fusi di riporto, plafonature e riempimenti aggiunti), anch'esse visibili e fruibili spazialmente, ed altrettanto importanti nell'analisi dell'insieme tridimensionale.
Per la corretta comprensione delle sezioni comprese nelle TAV. 11 e 12, attenersi ai riferimenti riportati in pianta, dato che, per evidenziare alcuni aspetti caratteristici, le linee di sezione non si mantengono rettilinee e costanti ad ogni livello.
Piante e sezioni. Per vedere le immagini a tutto schermo azionare il mouse con il puntatore su di esse.
cantinato terreno ammezzati primo secondo terzo
sezioni
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