La democrazia non si genera dalle leggi approvate dal Parlamento se non è già nella testa del cittadino, che quelle leggi deve chiedere e controllare che siano correttamente applicate"

di Costanza Grigolon Anna

I.T.C.T. "O.F. Mossotti" Novara

  concorso per il Decennale di ASTREA

 

La parola democrazia (dal greco demos = popolo e kratos = potere) significa letteralmente "potere del popolo" ossia "sovranità popolare". Ciò ci porta a definire uno stato democratico quando il popolo ha il diritto e la concreta possibilità di determinare l’orientamento politico dello stato stesso e quando i governanti sono, di conseguenza, sottoposti alla volontà popolare. Il principio democratico implica una legittimazione dal basso del potere politico. Da questo si evidenzia la stretta relazione che esiste tra democrazia e cittadini, in quanto essa è la traduzione pratica di una volontà dei cittadini di uno stato.
Le due concezioni storiche più importanti della democrazia sono:
- democrazia diretta: quando il popolo ha il potere di decidere direttamente sulle questioni politiche dello stato in cui vive, riducendo molto il potere dei governanti che devono limitarsi a eseguire decisioni che sono espressione della volontà popolare. Questo modello di democrazia è stato applicato raramente nella storia mentre è stato ripreso diverse volte dal pensiero politico moderno, in personalità come Rousseau, sostenendo che esso permette di realizzare pienamente il principio di sovranità popolare.
- democrazia indiretta: chiamata anche democrazia rappresentativa o delegata, che è l’unico modello che ha avuto piena attuazione e quello adottato da tutti gli stati democratici contemporanei. Secondo questo metodo i cittadini eleggono i propri rappresentanti che dovranno esprimere le esigenze e le opinioni dei cittadini. Essi non possono quindi decidere direttamente sulle decisioni prese dallo stato ma, periodicamente, scelgono se mantenere o sostituire i propri rappresentanti.
Grazie alla democrazia i desideri, i problemi, le richieste dei cittadini vengono presentate ai vertici del potere attraverso persone elette direttamente dal popolo, cosa che non avveniva con altre forme di stato come nello stato assoluto.
La democrazia ha sempre trovato come principale ostacolo la concentrazione degli interessi collettivi in una sola persona, il monarca, spesso ritenuto come espressione della volontà divina, o nelle mani delle classi più ricche, l’aristocrazia.
Il concetto di democrazia ha radici molto antiche.
La democrazia ateniese si configurò con un grande ampliamento dei diritti politici degli abitanti delle polis escludendo però gli schiavi, non considerati neanche come uomini nonostante la loro imponente presenza; il censimento attico, effettuato nel 309 a.C., contava 400.000 schiavi e 20.000 cittadini con diritti politici.
Nell’antica Roma, nonostante la configurazione come stato oligarchico, si ebbero forme di democrazia grazie ad imperatori come Caligola che, con un editto, estese a tutti il diritto di cittadinanza romana. Analogo significato democratico hanno le rivolte, seppur fallite, di schiavi e operai avvenute negli stessi anni. Contributo rilevante è quello offerto dalla Chiesa che sostiene l’uguaglianza di tutti gli uomini.
Nel periodo rinascimentale la volontà della democrazia si fece più acuta, trovando come grande appoggio la borghesia propensa all’abolizione dei privilegi feudali. Una serie di rivoluzioni portò così all’instaurazione di una democrazia di tipo parlamentare perché istituisce il Parlamento come espressione della volontà popolare. Con l’industrializzazione però sorge la classe dei proletari che si trova in una situazione di inferiorità, con diritti politici, sociali ed economici minori rispetto a quelli della borghesia. Si distingue in questo contesto la figura di Marx che sostiene la necessità di un suffragio universale. Il filosofo tedesco, a differenza dei liberalisti che considerano il suffragio universale come punto di arrivo del processo di democratizzazione, lo considera come punto di partenza per poter instaurare un tipo di democrazia diretta e non rappresentativa e per estendere il campo di influenza popolare-collettiva anche sul piano economico.
E’ da ricordare che una delle più grandi conquiste a livello democratico per i cittadini è la presenza, negli stati moderni, di una Costituzione che sancisce i diritti inviolabili dell’uomo, le libertà fondamentali, l’ordinamento dello stato con la separazione dei poteri.
Le moderne democrazie occidentali si fondano su alcune regole fondamentali che sono: elezioni libere, libertà di stampa, eguaglianza di fronte alla legge, libertà di parola, di riunione, di lavoro e diritto di opposizione.
Emerge l’impossibilità di scindere il concetto di democrazia dai cittadini perché un mancato interessamento da parte di questi per le vicende dello stato in cui vivono porterebbe alla trasformazione da democrazia ad una forma di stato retta da poche persone che hanno interesse a detenere il potere (oligarchia).
Principale strumento detenuto dai cittadini per esercitare il proprio diritto di partecipazione alla vita politica dello stato è il diritto di voto. Diritto, oltre che utilizzato per eleggere i propri rappresentanti, esercitato anche nel referendum abrogativo, in cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi rispetto all’abrogazione di una legge con un sì o un no. E’ questo un istituto di democrazia diretta, con il quale i cittadini sono chiamati a pronunciarsi direttamente rispetto ad alcune leggi e non attraverso i propri rappresentanti. Il referendum abrogativo è un’importante forma di coinvolgimento per i cittadini nella politica dello stato nonostante la limitazione che è quella di poter solamente abrogare una legge e non di modificarla o di introdurne una nuova. Attraverso questo istituto emerge il potere di controllo che hanno i cittadini sull’operato del Parlamento, caratteristica che ha suscitato la diffidenza di numerosi partiti, causa per la quale le legge dell’attuazione del referendum, prevista nell’art. 75 ultimo comma della Costituzione, è stata approvata soltanto con la legge 352/1970 a distanza di 22 anni dall’entrata in vigore della Costituzione. E’ inoltre da ricordare che tale forma di controllo non è ammessa per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazioni a ratificare trattati internazionali. Con il voto referendario si sono ottenute molte tra le leggi più importanti come quella sul divorzio nel 1974, sull’aborto e l’ergastolo nel 1980, sulla caccia nel 1990 e tantissime altre. Con questo metodo si è permesso ai cittadini di esprimere il loro parere su questioni di grandissima importanza che altrimenti sarebbero rimaste di competenza dei partiti.
Tra gli istituti di democrazia diretta troviamo l’iniziativa popolare delle leggi, prevista dall’art. 71 c.2 Cost., attraverso la quale i cittadini possono inviare al Parlamento un progetto di legge, redatto in articoli e sottoscritto da 50.000 elettori e le petizioni, previste dell’art. 50 Cost. "per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità". Non sono ammesse petizioni verso il potere giudiziario, esecutivo o legislativo per materie in cui questi sono vincolati dalla legge, mentre sono lecite per le materie che sono affidate al margine discrezionale dell’attività.
Vediamo quindi come in Italia, ad un sistema portante di democrazia rappresentativa, siano affiancati principali istituti di democrazia diretta, per ampliare la partecipazione politica dei cittadini. Privilegio acquisito nella storia in maniera molto faticosa e a piccoli passi. Infatti nel 1861 il diritto di voto era riconosciuto agli uomini in base al censo e il corpo elettorale era composto dal 2% della popolazione totale, solo nel 1882 vennero aboliti i limiti di ricchezza, escludendo dal diritto di voto gli analfabeti che, in quel periodo formavano quasi interamente la classe degli operai e dei contadini. Nel 1912 venne tolto anche questo limite a condizione che gli analfabeti avessero compiuto 30 anni e, nel 1919, si ebbe il suffragio maschile: il diritto di voto era riconosciuto a tutti i maschi con almeno 21 anni di età. Solo il 2 giugno 1946 quando i cittadini furono chiamati per il referendum istituzionale il suffragio fu realmente universale e, per la prima volta, anche le donne votarono.
Oggi, nel Nord del mondo, diamo per scontato un modello politico di tipo democratico, non tenendo sempre presente che in parti del mondo come in Corea del Nord, Cuba, parte della Cina la democrazia non esiste, in questi Paesi dove non vengono neanche presi in considerazione la condizioni minime di vita di gran parte della popolazione, soprattutto degli strati più poveri.

 

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