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NOVARA Fine dei tempi regolamentari per la rimozione delle antenne
paraboliche che spuntano come funghi da balconi e terrazze della città. A
segnare il tempo è Piersaverio Ar, presidente di Astrea, associazione per
la trasparenza e l’efficienza amministrativa. Nel giorni scorsi ha
indirizzato una lettera a Mario Agnesina, vicesindaco e assessore
all’edilizia privata. «Il termine di moratoria di due anni - scrive Ar
- per rimuovere le parabole che non rispondono al regolamento approvato
dal Comune è scaduto il 5 marzo. E in questi due anni basta guardarsi
intorno: c’è stata una proliferazione di antenne collocate in disprezzo
al regolamento. La possibile conseguenza per il cittadino utente
satellitare è di dover ora rifare a norma l’impianto, dopo aver già
sostenuto un costo per l’installazione effettuata da un operatore che
non conosceva o non ha voluto conoscere il regolamento». «Poiché
riteniamo - continua Astrea - che i regolamenti se ci sono vanno applicati
e non siano accettabili deroghe tacite, chiediamo cosa intende fare
l’Amministrazione per regolarizzare la situazione». Il vicesindaco
replica: «Certo, le parabole sono spuntate anche dove non potevano. Al
momento però non possiamo inviare i vigili a far togliere questi
strumenti. Ogni giorno ci sono altre e più importanti priorità. Ci sono
abusivismi per più gravi, ci sono continue richieste per cornicioni che
si staccano e così via». Insomma, il Comune non farà alcuna guerra
santa contro chi cattura i programmi via satellite dal balcone anziché
dal tetto. Così, con ironia, Agnesina conclude: «Se Astrea ci fornirà
nomi e indirizzi di chi ha le antenne abusive provvederemo...». Nel
frattempo rivenditori e installatori di parabole continuano ad informare i
clienti sull’esatta collocazione dell’impianto in ossequio al
regolamento novarese. «In alcuni casi - dice un negoziante - i clienti
chiedono espressamente di sistemarla in posti non consentiti. Li
informiamo che quella è una soluzione provvisoria e risponderanno, anche
con una multa, di quella scelta». Molti preferiscono rischiare. In nome
di una provvisorietà che si prolunga nel tempo fino a diventare
consuetudine. [c. bo.]
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